L’ex preside Capannolo: «Salvare la piazza di Arischia»

L’AQUILA. Un appello al sindaco Pierluigi Biondi per la riqualificazione della piazza di Arischia è contenuto in una lettera aperta che l’ex preside Luigi Capannolo ha rivolto alla nuova...
L’AQUILA. Un appello al sindaco Pierluigi Biondi per la riqualificazione della piazza di Arischia è contenuto in una lettera aperta che l’ex preside Luigi Capannolo ha rivolto alla nuova amministrazione comunale.
«Anni orsono», scrive Capannolo, «fu presa dalla giunta municipale del tempo la decisione, se non improvvida, certo unilaterale e improvvisa, di trasformare la piazza del Duomo di Arischia, la più bella piazza del Comune dell’Aquila, per farne qualcosa di indefinito: la giustificazione era incomprensibile e amena e la soluzione è risultata, in seguito, incongrua e inefficiente».
«La piazza», scrive ancora Capannolo, «era così spaziosa che vi giravano agevolmente gli automezzi pesanti, compresi gli autobus di linea e gli autotreni. Ha visto giocarvi innumerevoli generazioni di ragazzi e ha ospitato i saggi ginnici e le commoventi onoranze ai Caduti. Vi si tenevano piacevoli mercati settimanali e le fiere, vi si riuniva la folla nelle varie manifestazioni. È stata la vita pulsante per parecchi secoli della comunità paesana specie nelle assemblee, in particolare quelle politiche o amministrative, nelle quali si scontravano le diverse opinioni o si discutevano gli interessi degli abitanti. Bastava alzare di pochi centimetri la parte inferiore della piazza per farla più pianeggiante».
«La storia di Arischia», annota Capannolo, «è anteriore a quella dell’Aquila e i suoi insediamenti risalgono oltre il 915 d.C., quando, espugnato da Berengario I il campo trincerato saraceno del Garigliano, un gruppo prevalentemente di donne e ragazzi, attraverso vie interne, si fermò sopra Arischia, da dove scese in basso fondendosi con la popolazione locale stretta attorno a un cenobio benedettino, e abbraccio la religione cristiana. Ogni popolo è geloso delle proprie tradizioni e delle proprie memorie, e quelle di questa frazione sono lontane nel tempo. Piero Calamandrei dice che un popolo, il quale dimentica la propria storia e il proprio passato, è destinato a finire per diventare volgo. In una comunità consociata la piazza è tutto, e poiché le piazze si costruiscono e non si eliminano, si restituisca quella del Duomo al paese e si conservi la consapevolezza della sua identità», esorta ancora Capannolo.
«I tecnici che redassero il progetto», fa notare l’ex dirigente scolastico, «non conoscevano le vicende secolari di quella comunità ed esso non è demerito loro, ma delle contingenze del momento. Chiedo ai rappresentanti di Arischia al consiglio comunale di farsi partecipi e forza trainante di questa richiesta astraendo dalle particolari appartenenze politiche e collaborando uniti», conclude Capannolo.
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