L’impresa sognata da Giulio Cesare e realizzata dal principe Torlonia
Il Fucino è un altopiano carsico costituito da un’ampia depressione di circa 160 chilometri quadrati. Su questo altopiano c’era il Lago del Fucino, l’antico Fucinus lacus dei Romani (chiamato dal XV...
Il Fucino è un altopiano carsico costituito da un’ampia depressione di circa 160 chilometri quadrati. Su questo altopiano c’era il Lago del Fucino, l’antico Fucinus lacus dei Romani (chiamato dal XV secolo anche Lago di Celano), che era per superficie il terzo lago d’Italia, dopo il Lago di Garda ed il Lago Maggiore. Non aveva emissari, ma solo nove immissari, il più importante dei quali è il fiume Giovenco, di conseguenza c’era una notevole variabilità del livello delle acque. Il primo a interessarsi del “problema” del Fucino fu, secondo lo storico Svetonio, Giulio Cesare, ma la sua tragica e prematura scomparsa gli impedì di realizzarne la soluzione. Il suo progetto fu ripreso da Claudio, che, appena diventato Imperatore, nel 41, avviò i lavori per il prosciugamento di gran parte del lago, affidandone la direzione al liberto Narciso, originario della Marsica. I lavori si protrassero per 11 anni (fino al 52), con l’impiego di circa 30.000 lavoratori. Le acque furono scaricate nel fiume Liri attraverso una galleria sotterranea di 5.650 metri, scavata sotto il Monte Salviano. Il Canale claudiano, però, per mancanza di adeguata manutenzione (tranne nel periodo dell’imperatore Adriano), si otturò nel VI secolo. Per secoli non si fece nulla per risolvere il problema. Fu il re delle Due Sicilie, Ferdinando II, a riprendere il piano. Il 26 aprile 1852, il re concesse l’affidamento dei lavori a Thomas D’Ajout (un francese residente a Napoli). D’Ajout chiese e ottenne il sostegno della Banca Degas e di altri istituti. La società fu costituita il 2 giugno 1852 e la metà del capitale fu sottoscritto dal banchiere romano Alessandro Torlonia (nella foto), proprietario della Banca Marino Torlonia. La Società si trovò subito in gravi difficoltà, tanto da rischiare il fallimento, che fu evitato da Torlonia, il quale acquistò l’altra metà del capitale, diventando così l’unico proprietario ed assumendosi tutti i rischi dell’impresa. L’opera di prosciugamento è costata circa 13 milioni di lire del tempo.

