L’inchiesta svanisce nel nulla La colpa? Di chi restò in casa
In secondo grado i magistrati demoliscono il lavoro di Procura e tribunale Resta in piedi solo un’accusa, molto ridimensionata, all’allora vice di Bertolaso
Premessa doverosa. Chi scrive è stato parte civile nel processo Grandi Rischi. La sentenza d’appello, fra le tante assoluzioni, ha stabilito, di fatto, che per la morte dei miei figli, Domenico e Maria Paola, la colpa è stata del padre che la notte del sisma invece di preoccuparsi della loro incolumità si girò dall’altra parte e li portò dritti nella tomba. Lo avevo sempre saputo. Grazie ai giudici di Appello che adesso l’hanno messo nero su bianco scrivendo che non posso più considerarmi parte lesa facendomi quindi passare per chi ha provato a rubare un po’ di soldi allo Stato ma gli è andata male. Sembra una provocazione ma lo è fino a un certo punto. D’altronde anche questa è verità e giustizia. Al rovescio. Quello che si evince dalle poche carte che sono state fatte trapelare ieri (una ventina di pagine su 360) i giudici d’Appello hanno demolito a colpi di maglio l’impianto accusatorio di primo grado. Viene negata persino quella verità storica che sembrava acquisita e che cioè la riunione della commissione, il 31 marzo del 2009, fece tutto meno che una valutazione attenta del rischio lanciando poi messaggi rassicuranti alla popolazione spaventata per uno sciame sismico che andava avanti da mesi. Per i giudici quella commissione si riunì ma non era stata legalmente convocata. Insomma furono sette amici al bar che si scambiarono delle opinioni per una mezzoretta per poi tornare ognuno alle proprie dimore con la coscienza a posto. Dunque per la legge la riunione non ci fu. E se non ci fu di quale colpa dovrebbe rispondere chi a quella non riunione partecipò? Di nessuna. L’unico a restare in ballo è l’allora vicecapo della Protezione civile, De Bernardinis al quale viene rimproverata un po’ di superficialità nell’aver rilasciato una intervista televisiva (al collega Gianfranco Colacito per TvUno) in cui faceva delle affermazioni scientificamente censurabili (la storia dello scarico di energia). Viene rivalutata a 360 gradi anche la figura di Bertolaso. Non fu lui il “mandante” di quei messaggi di rassicurazione anzi gli aquilani dovrebbero ringraziarlo perché telefonando all’allora assessore regionale Daniela Stati intervenne per bloccare comunicati stampa, quelli sì, rassicuranti, diffusi dalla Regione in maniera improvvida. Messa in discussione anche la perizia di Antonello Ciccozzi che spiegava il nesso fra il messaggio rassicurante e il comportamento della popolazione. Quando si arriva alla fine della lettura delle motivazioni si ha una strana sensazione: ma vuoi vedere che il 6 aprile 2009 non è successo nulla. E magari stasera torno a Onna e mi metto a tavola con Dina, Domenico e Maria Paola. L’articolo è finito. Scusate, esco e vado a casa a verificare. Non si sa mai.

