L’ingegnere Martella: «Il Ponte Belvedere non va demolito»

Il 91enne professionista nel ’64 verificò i calcoli di stabilità «Un’altra prova di carico dimostrerebbe la mia tesi»
L’AQUILA. «Fermatevi fino a quando siete in tempo. Il ponte Belvedere è solido e non va demolito, fate almeno un’altra prova di carico e vedrete che la campata è in grado di sopportare pesi incredibili».
Chi parla è l’ingegnere e professore Bruno Martella, 91 anni (ma ne dimostra almeno 15 di meno) e con un curriculum che per “raccontarlo” bisognerebbe scrivere un libro a parte. Laureato giovanissimo in ingegneria idraulica ha progettato acquedotti, ponti ed edifici in Italia e nel mondo. È stato dirigente di divisione del dipartimento Abruzzo della Cassa del Mezzogiorno (in tale veste ha portato acqua a città, paesi e borghi e conserva gelosamente alcune conche che gli sono state regalate da famiglie che con l’acqua in casa non dovevano più andare a prenderla alle fontane).
È stato docente di costruzioni idrauliche alla facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila e per una decina di anni, prima del terremoto, presidente del Cogeri che oggi si chiama Gran Sasso acqua. Nelle ultime settimane l’ingegner Martella ha seguito con attenzione sulla stampa le vicende relative al Ponte Belvedere con la recente decisione del Comune di abbatterlo e ricostruirlo. Una decisione che al professore non piace. Un no che non è per partito preso, ma nasce da elementi precisi e circostanziati. Va premesso che Martella conosce bene il ponte Belvedere che, tra il 1964 e il 1966, fu costruito materialmente dall’impresa del fratello Pasquale (don Pasquale per gli aquilani). Quella dei Martella è una famiglia che ha sempre avuto a che fare con l’edilizia. Il padre di Bruno, Achille, lavorò a lungo a Roma. Alla sua ditta fu affidata, nel 1938, la logistica per sistemare via dei Fori Imperiali in occasione della visita di Hitler in Italia. In un passaggio del curriculum dell’ingegner Martella si legge: “Revisione dei calcoli di stabilità del cavalcavia di via Fontesecco, stazione appaltante l’amministrazione provinciale dell’Aquila, ditta appaltatrice Pasquale Martella”.
In sostanza Bruno Martella passò ai raggi X il progetto di Aldo Arcangeli ed Enrico Lenti, due che oggi verrebbero definiti archistar. L’incontro dell’ingegnere con il Centro avviene davanti alla basilica di San Bernardino. La sua macchina è parcheggiata a due passi e dentro è carica di carte, mappe, documenti come se il professore non voglia mai staccarsi dal lavoro di una vita. Potrebbe raccontare la storia d’Abruzzo dal Dopoguerra a oggi e di come la regione è uscita dall’arretratezza e dall’isolamento. Ma adesso vuol parlare soprattutto del Ponte Belvedere. Disegna uno schizzo sul taccuino del cronista, tira fuori calcoli e con garbo “bacchetta” chi quel ponte vorrebbe abbatterlo. Il suo pensiero (semplificando al massimo col rischio anche di banalizzare) è che la campata è solidissima. «Pensi che per farla», dice, «abbiamo utilizzato il sìlice e non la ghiaia della zona aquilana. Ne è venuta fuori una resistenza 10 volte superiore a quella a cui di solito si fa riferimento». C’è poi la questione del terreno su cui poggia il “pilone” che si vede in tutte le foto. Martella ricorda bene che fu fissato sulla roccia, trovata a ben 14 metri di profondità. L’ingegner Martella lancia quindi al Comune una sorta di sfida rifacendosi a una prova di carico effettuata tempo fa dall’Università. Sul ponte furono posizionati quattro autotreni, ognuno da 40 tonnellate. «Quel giorno», afferma Martella, «ero lì e ricordo che prima delle misurazioni feci una previsione a chi si stava occupando della prova e dissi che con quel carico la campata si sarebbe “abbassata” di 4-5 millimetri. Il dato ufficiale rivelato dal laser alla fine fu 4,5 millimetri. E sia chiaro, non sono un mago, era una previsione che derivava dal fatto che conosco bene i calcoli fatti all’epoca. A questo punto, però, si vada oltre. Si faccia una nuova prova di carico raddoppiando il peso. Sono certo che saremo sempre nell’ordine dei millimetri. Una verifica che costerebbe poco, però almeno avremo un elemento in più per decidere nel modo migliore». Dunque no alla demolizione. Sì, naturalmente, a una manutenzione (che non è stata mai fatta) e poi, conclude, «se lo si vuole abbellire lo si può fare con poche decine di migliaia di euro». Il Ponte Belvedere ha una lunghezza complessiva di circa 95 metri, un’altezza massima di circa 20 metri e una larghezza della sede viaria di 8 metri che sommata a quella dei marciapiedi, a sbalzo, produce una dimensione complessiva dell’impalcato di 11,5 metri.
Martella è anche contro la demolizione delle case popolari sotto il ponte «che tra l’altro», dice, «sono state ristrutturate dopo il sisma».
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