L’Inno alla gioia per l’addio al piccolo Pietro Lisciani

16 Maggio 2017

Tantissima gente e picchetto d’onore dei colleghi del papà del bambino  Don Adriano Principe: «Ora potrai correre verso il traguardo del paradiso»

AVEZZANO. Le note dell'Inno alla gioia suonato direttamente dai suoi compagni di scuola hanno riempito di calore la chiesa di San Rocco che a stento è riuscita a contenere familiari e amici del piccolo Pietro Lisciani, scomparso prematuramente all'età di 10 anni. La sua passione per la corsa, che condivideva con il papà Antonio, lo aveva reso forte e ora, come ricordato da don Andriano Principe nell'omelia, gli permetterà di correre verso il traguardo del paradiso. Domenica mattina in piazza Risorgimento Pietro è stato ricordato con un girotondo simbolico, ieri, invece, in tanti sono arrivati nella sua parrocchia per salutarlo l'ultima volta. Ad attendere l'arrivo del corteo funebre davanti al sagrato c'erano schierati i colleghi del padre, agente di polizia penitenziaria, con il comandante Giovanni Luccitti. Sulla facciata della chiesa spiccava un cartello preparato dagli alunni della scuola Don Bosco con la scritta colorata “Ciao Pietro”. Così come colorata era la composizione di palloncini attaccati alla ringhiera del sagrato. A portare le condoglianze dell'intera città è stato il primo cittadino Gianni Di Pangrazio. Il parroco, don Adriano, ha atteso davanti al portale principale l'arrivo del corteo. Conosceva bene il piccolo Pietro che da poco aveva ricevuto la prima comunione. «Gli piaceva tanto correre», ha ricordato il sacerdote, «ora è arrivato al traguardo del paradiso. L'unica cosa che può sollevarvi in questa situazione è quella di non perdere la fede. Altrimenti, di quello che è accaduto resterebbe solo la tragedia di un bambino che non c'è più. Con la fede è diverso, è una resurrezione, una festa. Adesso Pietro è in paradiso e sta bene. A settembre», ha ricordato don Adriano, «aveva fatto la comunione ed era sorridente, bello dentro e fuori. Quella veste candida che indossava ora lo ha portato in paradiso. Pietro è un grande dono che ha fatto a tutti noi con la sua vita. Il Signore lo ha chiamato e ora lui sta bene, sta benissimo. È vivere nella gioa all'infinito, è vivere nell'amore all'infinito. Dio tergerà ogni lacrima dagli occhi dei genitori, del fratello e della nonna». La sua gioia stampata in quel sorriso allegro che lo distingueva è stato ricordata anche dai compagni della quinta C della scuola Don Bosco. Per loro Pietro era «esuberante e sempre sorridente». «Oggi la nostra scuola», hanno scritto in una preghiera, «è molto triste. Ti chiediamo Signore di accrescere la nostra fede per credere che il nostro Pietro riposa tra le tue braccia e ti chiediamo di risollevare da questo dolore i genitore e il fratello». I ragazzi della scuola gli hanno voluto dedicare prima del termine della celebrazione l'Inno alla gioia di Beethoven perché «pensando a te il cuore ci si riempie di gioia per averti conosciuto e perché abbiamo sempre presente il tuo sorriso e la tua voglia di non fermarti mai».
«Sei e resterai per noi un bambino speciale», hanno ricordato il fratello Eolo, le cugine e i cugini, «tu hai riempito di gioia il nostro cuore. Ciao piccolo angelo, riposa in pace». Quando il feretro è uscito dalla chiesa compagni di scuola e maestre hanno lasciato volare verso il cielo palloncini bianchi e celesti. La mamma Francesca Cinque si è soffermata qualche minuto dietro al carro funebre ponendo un pupazzetto vicino alla piccola bara bianca.
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