L’investitore in lacrime: «Sono distrutto»

Parla l’uomo che ha travolto con l’auto il 22enne studente universitario. Oggi alle 15 al Torrione l’addio a Tiberio Giorgi
L’AQUILA. «Sono distrutto per quello che è accaduto». Questo il commento di Marco Di Giulio, 50enne, di Fossa, il quale era alla guida dell’Alfa Romeo che martedì notte ha investito mortalmente, sulla statale 80, all’altezza di Arischia, Tiberio Giorgi, 22 anni, che stava facendo jogging secondo una maledetta dinamica irripetibile.
«Ho visto improvvisamente sul parabrezza il corpo dei ragazzo», ha raccontato l’indagato ai carabinieri che lo hanno sentito dopo la tragedia. Di Giulio, tramite il suo avvocato Maurizio Dionisio ha esternato il cordoglio alla famiglia della vittima.
Nella giornata di ieri è stata fatta l’autopsia da parte del dottor Giuseppe Calvisi. Questo ha permesso di restituire la salma alla famiglia e fissare i funerali che si terranno oggi, alle 15, nella chiesa parrocchiale di San Pio X al Torrione. Gli esiti di questo esame saranno noti tra 60 giorni mentre il 26 si farà un’ispezione dell’auto sotto sequestro e un sopralluogo con i periti (quello della difesa è Tito Panella), sul luogo della tragedia.
Si ipotizza, (ma è tutto da verificare) che il giovane scendendo da via Macindole, a poche centinaia di metri dalla sua abitazione, forse per scavalcare velocemente un piccolo dosso breccioso, si sia ritrovato sulla strada proprio nel momento in cui stava sopraggiungendo la macchina. È stato lo stesso conducente a chiamare i soccorsi. Non gli è stata ritirata la patente in quanto era sobrio e non stava usando il telefonino. L’accusa, da parte del pm Fabio Picuti, è di omicidio colposo.
Gli avvocati di parte lesa, dal canto loro, frenano sulle ipotesi che si fanno sulla dinamica della tragedia. A loro avviso, infatti, non ci sono elementi oggettivi per arrivare a conclusioni anche parziali e occorre aspettare.
«Riteniamo sconcertante e oltremodo doloroso per la famiglia Giorgi, congiunti del giovane», dicono gli avvocati Iole Maggitti e Angelina Campitelli, «che già nell’immediatezza del fatto, ancor prima che i periti/medici legali del pm e delle parti fossero stati incaricati e avessero iniziato a ipotizzare la dinamica dell’incidente, si siano confezionate, ad arte, ricostruzioni dell’evento tragico della morte del giovane che altro non sono che incauti tentativi di edulcorare la responsabilità, ovviamente presunta, dell’indagato. Si richiama tutti coloro che sono coinvolti nella vicenda, o che, a vario titolo, si occuperanno del proseguo delle indagini, al rispetto per la morte di un giovane e dell’incommensurabile strazio dei congiunti che non meritano di subire l’ulteriore dolore di assistere a chiare strumentalizzazioni del tragico evento».
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