L’ira degli albergatori: impianti chiusi e forte calo di clienti

Gran Sasso, incassi scesi del 60% rispetto allo scorso anno Pietrucci (Pd) chiederà lo stato di calamità naturale
L’AQUILA. La neve è mancata. E senza neve sono mancati i clienti. Gli incassi sono scesi drasticamente, fino al 60% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma a spingere gli albergatori di Fonte Cerreto a chiedere il riconoscimento dello stato di calamità naturale non è solo la desolante chiusura della stazione sciistica di Campo Imperatore. «Basta proclami, serve potenziare gli impianti, ma anche le infrastrutture e i servizi. Altrimenti non si va avanti», il coro unanime arrivato dagli operatori della ricettività e della ristorazione del Gran Sasso, affiancati dalla Scuola Sci di Assergi.
STATO DI CALAMITÀ. A farsi portavoce della loro richiesta, approntata sotto forma di relazione, sarà il consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci, che si è impegnato a consegnarla agli uffici della presidenza della Regione Abruzzo. La speranza è di aprire un confronto anche con il Comune, che finora sarebbe rimasto sordo alle loro istanze. «Per programmare un progetto globale di rilancio e sviluppo della montagna aquilana», hanno sottolineato gli albergatori Ada Fiordigigli e Fabrizio Bellassai, «occorre una vera sinergia tra amministrazioni locali, Centro turistico del Gran Sasso e imprenditori. Finora, però, nessuno ci ha coinvolto. Abbiamo assistito ad annunci e promesse, conditi da innumerevoli polemiche. Ma chi ne sconta i danni sulla propria pelle, siamo noi».
NIENTE INCASSI. Intanto, per quest’anno la stagione pare irrimediabilmente compromessa. Facendo i conti e guardando al periodo festivo dell’anno passato, dal 1° dicembre 2015 al 6 gennaio 2016, si è registrato un calo, nel fatturato, che non ha precedenti: quel meno 60% che, tradotto in denaro, corrisponde a un mancato introito di 150mila euro, tra le strutture ricettive e di ristorazione, e i servizi offerti, come scuola di sci e noleggio. Ce n’è abbastanza, per chiedere lo stato di calamità naturale. Anche se arriva la neve e si dovesse riuscire a recuperare, almeno in parte, sugli incassi, la situazione resterebbe infatti disastrosa.
NEVE ARTIFICIALE. Gli imprenditori del Gran Sasso non se la prendono solo con le condizioni meteo avverse: nelle orecchie hanno settimane di polemiche, soprattutto politiche: le ultime, quelle sui nuovi vincoli ambientali apposti dalla Regione, sull’innevamento artificiale, sulla chiusura, anche se momentanea, dello storico albergo di Campo Imperatore, che ieri, con ristorante e bar, era comunque già stato riaperto. «Il passo obbligato, visto che Campo Imperatore vive soprattutto di sport invernali», ha commentato il direttore della Scuola sci di Assergi, Luigi Faccia, «è quello di potenziare le infrastrutture. Va concretizzato il Piano d’area e si deve finalmente investire sull’innevamento artificiale». Se fossero stati in funzione i cannoni sparaneve, secondo gli albergatori, si sarebbe potuto lavorare fin dal mese di novembre, salvando le festività natalizie. Ma quella aquilana è l’unica stazione sciistica, in Abruzzo, ad essere ancora chiusa. La neve caduta nei giorni scorsi è stata infatti spazzata via dalle bufere di vento. Per il sindaco Massimo Cialente l’impianto di innevamento artificiale può essere realizzato, ma a Montecristo: «Le migliori condizioni per la produzione della neve artificiale si trovano oltre i 1600 metri», la replica degli albergatori, «e dunque va fatto a Campo Imperatore, a Montecristo sarebbe inutile».
DISSERVIZI. Da tempo la zona di Fonte Cerreto sarebbe stata lasciata «nell’incuria e addirittura senza illuminazione pubblica». C’è poi l’annosa questione della chiusura della provinciale per Montecristo, e anche le altre strade diventano intransitabili, «pure se ci sono solo due dita di neve», come accaduto tra il 6 e il 7 gennaio. E infine, il “giallo” del collaudo della seggiovia delle Fontari. «È stata annunciata l’apertura degli impianti per domenica 8 gennaio, tempo permettendo. Ma in realtà», hanno concluso gli imprenditori, «era chiaro che non si sarebbe potuto aprire, non essendo ancora stata effettuato, a quanto pare, il collaudo delle Fontari». L’amministratore unico del Centro turistico del Gran Sasso, Fulvio Vincenzo Giuliani, ha però smentito questa voce, in un’intervista al Centro, dicendo che il direttore d’esercizio ha autorizzato la messa in funzione dell’impianto di risalita.
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