L’occasione perduta dei negozianti rimasti chiusi
DOMENICO RANIERI. I suoni del jazz hanno richiamato una moltitudine di persone (il Comune ne ha stimate 60mila) e L’Aquila, città alle prese con una enorme quantità di problemi sulla ricostruzione...
DOMENICO RANIERI. I suoni del jazz hanno richiamato una moltitudine di persone (il Comune ne ha stimate 60mila) e L’Aquila, città alle prese con una enorme quantità di problemi sulla ricostruzione lenta, anche stavolta ha risposto con due velocità diverse. Ottima quella organizzativa, con poche sbavature e una messe di consensi; inadeguata quella dell’indotto, con tanti bar e pizzerie chiusi oppure, se aperti, non in grado di accontentare le richieste. Non capire che 100 concerti in un solo giorno avrebbero ripopolato la città è mancanza di lungimiranza e di scarso fiuto per gli affari. L’aspetto più grave, però, è stato l’aver creato disagi a tutti: agli aquilani usciti per poter trascorrere una giornata tra musica e speranza in centro storico – costretti a file chilometriche per reperire qualche panino – e agli appassionati di fuori che hanno trovato una città impreparata ad accoglierli. Non è stato un bel biglietto da visita. Chi ha sbagliato mediti. Più che piangere sulla malasorte, all’Aquila è il momento di reagire e in questo caso non si è colta l’occasione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

