L’odissea dei tecnici tra richieste assurde e liti fra proprietari

Assemblee separate per non far incontrare ex coniugi ed eredi irrintracciabili. C’è chi vuole vasche idromassaggio
L’AQUILA. Al centro delle dispute tra condòmini o tra soci-proprietari di immobili ricompresi negli aggregati finiscono quasi sempre ingegneri e architetti. Quando le cose non funzionano o i propri desiderata non vengono accolti ecco che di volta in volta i tecnici “sono degli incapaci”, sono “collusi” ma non si sa bene con chi, hanno “troppe pratiche” che non riescono a smaltire, se ne “fregano” dei loro clienti (in realtà il vero cliente è lo Stato che tira fuori i soldi). Tutte cose che hanno un fondo di verità: come in tutti i mestieri ci sono quelli capaci e quelli meno, ma generalizzare non porta da nessuna parte. I tecnici sono poi fra l’incudine e il martello perché devono pure districarsi in una burocrazia asfissiante, illeggibile e spesso confusionaria. Piccolo esempio: l’11 gennaio il dipartimento ricostruzione del Comune dell’Aquila diffonde una circolare su “applicazione delle norme all’articolo 11 comma 11 bis legge 99 /2013” (e già a questo punto ti vengono i primi conati di vomito) per il pagamento diretto al subappaltatore fornitore. Bene, mi dico, fammela leggere per vedere se si può tirar fuori un articolo e spiegare alla gente di che si tratta. L’ho letta tre volte e alla fine mi sono arreso: o sono tonto io – cosa possibile – o chi l’ha scritta parla a se stesso e non ai cittadini. Quindi quando il popolo bue (o i tonti come me) non è messo in grado di capire, l’esperto, quindi il tecnico, viene bersagliato e diventa una sorta di call-center. Quello che segue è un testo scritto da un tecnico che si occupa di aggregati sia in città che nelle frazioni a cui ho chiesto di raccontare alcuni tratti della sua esperienza. Ecco la sua testimonianza: «Pensare che gli aggregati fossero dei grandi condomini è stato un errore. Le proprietà (soprattutto nei paesi) risultano frazionate e possedute da eredi che non hanno mai regolarizzato il tutto: cambi di destinazione d’uso mai ufficializzati, immobili o porzioni di immobili i cui proprietari sono residenti all’estero da anni e i cui figli tornano sempre meno frequentemente. Porzioni di cui non si conoscono gli eredi diretti. Porzioni con contenziosi risalenti a decenni fa. In un aggregato una porzione di poco oltre i 100 metri quadrati è proprietà di circa 20 persone ed è ancora intestata a un tale deceduto 80 anni fa. Gli eredi litigano e gli immobili restano così come erano. In un altro aggregato la proprietà che fa capo al Comune non è mai stata rappresentata in alcuna assemblea e l’amministrazione è rimasta sorda alle richieste di nominare un delegato per le problematiche connesse al recupero dell’immobile (eventuale ascensore, superamento barriere architettoniche, redistribuzione degli spazi in funzione delle future destinazioni dell’edificio, salvaguardia degli elementi di pregio). Nelle riunioni di aggregato ho assistito a scene fra tragedia e commedia. Richieste dei proprietari per la scelta dell’impresa esecutrice dei lavori: qualcuno proponeva di convocare le imprese e ascoltare le loro proposte “migliorative” (portoni blindati, vasche idromassaggio, parquet alle camere etc. a gratis naturalmente), qualcuno rispondeva che visto che lui l’abitazione la doveva affittare questi benefit li avrebbe voluti in contanti (qual è la differenza tra migliorie e denaro sonante? Chissà). Una signora che aveva ricevuto in donazione un immobile dalla propria madre che però aveva mantenuto l’usufrutto, ha litigato in assemblea con la genitrice sullo spostamento di un tramezzo che avrebbe aumentato le dimensioni della camera da letto a scapito della sala: sono arrivate quasi alle mani.
La mancanza di accatastamenti degli immobili ha determinato che chi era in regola (con cambi di destinazione urbanistica dei piani terra) è diventato spesso il più intransigente controllore della regolarità delle dichiarazioni di chi non aveva mai regolarizzato la situazione. In più di un caso per proprietà cointestate a coniugi che in questi anni hanno divorziato si sono dovute fare assemblee “separate” per evitare gli incontri indesiderati che avevano già rese nulle alcune assemblee. Ma riconvocare un’assemblea nella quale devono intervenire proprietari che risiedono a Roma, a Rieti o in altra città non è semplice. E tutto perché qualcuno si è “divertito” a far saltare la riunione. Per alcuni immobili, il cui possesso era già motivo di discussioni tra fratelli prima del terremoto (ma che valevano meno dei mobili che c’erano dentro) le controversie si sono moltiplicate e quasi sempre il terreno di scontro sono state le assemblee. Le incette di deleghe da parte di alcuni proprietari (solo in pochi consorzi sono stati posti limiti alle deleghe) ha causato spesso litigi con offese e risse sfiorate».
(2/continua)

