L’opposizione accusa: città allo sbando

23 Giugno 2017

In un manifesto ricordati «i tanti impegni disattesi del sindaco». La replica: «Gara allo sfascio, i conti si fanno alla fine»

SULMONA. È tempo di bilanci per il sindaco Annamaria Casini e per la sua amministrazione. Ad un anno dall’insediamento a palazzo San Francesco arriva puntuale l’attacco della minoranza che, offrendo simbolicamente una torta rossa come il bilancio, festeggia la ricorrenza con un manifesto fatto affiggere sui muri della città.
Un poster in cui viene rimarcata la condotta ritenuta “fallimentare” dell’amministrazione in questo primo anno di mandato.
«Dopo dodici mesi di governo Casini i sulmonesi si trovano un Comune paralizzato e allo sbando, una città più povera e insicura. Una città più sporca e trascurata, con più disoccupati e tanti giovani costretti ad andare via, con tante chiusure di attività commerciali, artigianali e di strutture pubbliche, con molti asili e scuole ancora chiusi o trasferiti. E ancora, con un inaccettabile declassamento dell’ospedale che già fa sentire sulla pelle e sulle tasche degli utenti tutti gli aspetti negativi di questa scellerata decisione e nessun piano di protezione civile aggiornato».
La minoranza consiliare ricorda tutte le promesse e gli annunci fatti in campagna elettorale dal sindaco, lanciati con lo slogan “Sulmona ce la farà”.
«Eppure il sindaco aveva chiesto ed ottenuto fiducia», sottolineano Maurizio Balassone (Sbic), Elisabetta Bianchi (Forza Italia), Antonio Di Rienzo, Francesco Perrotta (Liste civiche) e Fabio Ranalli, (ex coordinatore cittadino del Pd), «quando diceva “nella vita non ho mai fatto promesse che non sono riuscita a mantenere” e rassicurava i sulmonesi sul fatto che sarebbe tornata a bussare alle loro porte per informarli di quello che aveva fatto per loro, per le loro famiglie e per la nostra città. Ora, mentre aspettiamo speranzosi che il sindaco inizi a bussare alle porte degli sfiduciati e rassegnati sulmonesi», scrivono i consiglieri di minoranza nel manifesto, «ci permettiamo di suggerirle di smettere di sognare, di aprire bene gli occhi e di rendersi conto della gravità e della complessità dei problemi cominciando a risolverli con lucidità, intelligenza e determinazione».
Accanto alle firme dei consiglieri di minoranza, però, manca la più autorevole, quella dell’ex sindaco e candidato alla carica di primo cittadino alle ultime elezioni, Bruno Di Masci, politico con un passato importante in quanto ex presidente della Provincia nella seconda metà degli anni Ottanta e poi consigliere regionale.
«Non mi sembra opportuno questo manifesto, in questo momento», afferma Di Masci che da tempo sta strizzando l’occhio al sindaco svolgendo un’opposizione priva di quel mordente che ha sempre caratterizzato la condotta politica del professore. E i suoi compagni di minoranza lo sottolineano in modo netto.
«Non condivido assolutamente la scelta di Di Masci di non firmare il manifesto», dichiara Balassone, con sorpresa e amarezza. «Forse pensa ad altri obiettivi da conseguire».
La voce, ricorrente già da qualche tempo, è che Di Masci avrebbe già sottoscritto accordi per un allargamento della maggioranza, appena dopo l’esito dei ballottaggi di domenica.
C’è, comunque, la replica del sindaco Casini.
«In questa città», afferma la Casini, «non si riesce ad andare avanti perché tutti si divertono a fare gara allo sfascio. La situazione è molto difficile e per creare cambiamenti importanti ci vuole tempo. Io con i miei assessori ci stiamo impegnando molto per cambiamenti radicali, in un momento decisivo per la città».
«Le cose le stiamo affrontando e i bilanci», aggiunge il primo cittadino, «si fanno alla fine del mandato amministrativo che dura cinque anni e non uno. In questi mesi dovuto far fronte a numerosi imprevisti ed emergenze sia dentro che fuori dal Comune di Sulmona che ci hanno impedito di fare di più».
«Ma, ripeto»,conclude la Casini, «che i bilanci non si fanno dopo un anno ma tra quattro anni e solo allora io e i cittadini tireremo le somme».
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