L’ospedale ora è più forte grazie all’aiuto dei privati

26 Ottobre 2021

Sei nuovi posti letto a Terapia intensiva con 700mila euro frutto di donazioni

L’AQUILA. Taglio del nastro per il nuovo modulo di Terapia Intensiva Grandi Emergenze dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila completamente finanziato da privati. L’investimento complessivo, pari a 700mila euro, è stato possibile grazie all’impegno e all’unione di intenti della Fondazione Carispaq, dell’Ance L’Aquila e delle associazioni di volontariato cittadine V.A.Do. onlus e L’Aquila per la Vita onlus che hanno convogliato e implementato le donazioni dei cittadini.
IL PROGETTO
I 6 posti letto, di cui quattro nuovi e 2 ristrutturati, portano a 16 il totale della capienza del reparto. Si tratta, più in particolare, di posti letto “a pressione negativa” che sono stati concepiti per ospitare persone affette da malattie contagiose in totale sicurezza e pienamente integrati con l’unità di Terapia intensiva generale esistente. L’accesso al settore denominato Grandi emergenze è garantito da un nuovo ascensore che dall’esterno conduce i pazienti direttamente nelle stanze di degenza, evitando qualsiasi pericolo di contagio nel percorso e riducendo al minimo (trenta secondi circa) i tempi di trasferimento dall’area di pronto soccorso. Un ambiente teso a migliorare anche l’umanizzazione delle cure e dei percorsi assistenziali che prevede, per quanto possibile, la vicinanza dei familiari ai pazienti ricoverati attraverso la predisposizione di un’idonea area colloquio, l’adozione di nuove procedure di accesso e l’utilizzo di strumenti di comunicazione innovativi.
IL PRIMARIO
«Ogni posto letto è dotato di un monitor per la misurazione dei parametri vitali e una telecamera collegati a una centralina tali da consentire un continuo monitoraggio dei pazienti anche a distanza», spiega il direttore dell’unità di Anestesia, rianimazione e terapia del dolore Franco Marinangeli. Un aspetto che consente di rispondere alle esigenze di efficienza ed efficacia di gestione del personale sanitario, vista la cronica carenza di medici anestesisti rianimatori e infermieri di area critica, e che sarà determinante anche nella stesura del nuovo “piano per il massiccio afflusso di feriti” dell’ospedale San Salvatore. «Ma le vere novità di questo modulo sono tre», sottolinea Marinangeli. «La versatilità dei posti letto anche isolabili in base alle esigenze dei pazienti Covid e non; la modalità di accesso più sicura e veloce grazie ad un ascensore dedicato e la riproduzione di un ambiente a misura di malato con finestre e l’accesso dei parenti». Il reparto porterà il nome del professore Giovanni Leonardis, primo medico anestesista d’Abruzzo e uno dei pochi in Italia. Originario di Tussio, frazione di Prata d’Ansidonia, viene considerato tra i pionieri della disciplina, lo stesso reparto aquilano è nato dalla sua scuola. Leonardis si è spento nel 2010, a 82 anni, proprio all’interno della Rianimazione del San Salvatore. Alla cerimonia, tra gli altri, erano presenti i figli Francesca, Carlo e Alberto, e la moglie Elena che ha tagliato il nastro del reparto.
LE DONAZIONI
Il progetto è stato realizzato con le donazioni raccolte sin dai primi momenti dell’emergenza sanitaria dall’associazione V.A.Do che aveva lanciato la campagna “compra un mattone per la terapia intensiva” alle quali si sono aggiunte le risorse messe a disposizione dall’Aquila per la vita, Fondazione Carispaq, Ance. Il progetto, invece, è stato donato dai finanziatori dallo studio di ingegneria Promedia. «Il modulo che entrerà immediatamente in funzione», aggiunge Marinangeli, «rappresenta un passo in avanti decisivo anche per l’attività chirurgica, oltre che per l’attività di didattica e ricerca legate alla più numerosa scuola di specializzazione dell’Ateneo. Oggi (ieri per chi legge, ndr) s’inaugura il modulo che rappresenta il completamento dell’opera pubblica finanziata con il decreto legge 34 del 2020 alla cui realizzazione hanno concorso una fondazione, un consorzio di imprese, due onlus, l’Università e il Tribunale per i diritti del malato. Sicuramente una sinergia unica nel panorama nazionale», conclude il primario di Terapia intensiva, «con risultati evidenti, a dimostrazione della grande resilienza e generosità della comunità della provincia dell’Aquila».
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