L’ufficio Politiche sociali non è per i disabili

15 Febbraio 2019

Accuse di Prosperococco e Perrotti: «Accessi impraticabili». Il sindaco: possono andare al piano terra

L’AQUILA. Dovrebbe essere il luogo inclusivo per eccellenza, senza barriere architettoniche, se non altro per la funzione che riveste: quella di assessorato e uffici per le Politiche sociali. E invece l'edificio di via Aldo Moro, dove il settore è stato trasferito da pochi mesi, per consentire al Comune un risparmio sugli affitti, è un muro di ostacoli per chi non può muoversi sulle proprie gambe. Lo scivolo di alluminio all'ingresso finisce su una porta a vetri in cui la carrozzella entra a malapena; dopo un piccolo atrio di accesso spunta un'altra porta, di cui occorre spalancare anche la seconda anta per poter accedere. Una persona in carrozzella, da sola, non potrebbe farlo. Il benvenuto nella sede delle Politiche sociali è quasi uno schiaffo in faccia alle persone con disabilità. «Un'assurdità, un non senso», che gli uffici siano posti al terzo piano, non proprio comodo da raggiungere per persone che al pari di Massimo Prosperococco e Adriano Perrotti, rispettivamente presidente del Coordinamento disabili L'Aquila e referente della Società italiana disability manager, devono portare documenti e istanze agli uffici di competenza muovendosi in carrozzella. Proprio da loro parte la denuncia. Ieri mattina hanno voluto dare una dimostrazione di quanto ci sia ancora molto da fare in tema di abbattimento delle barriere architettoniche, ma soprattutto di abbattimento delle barriere culturali, che continuano a far concepire gli spazi a misura solo dei cosiddetti "normodotati". La risposta del sindaco Pierluigi Biondi e dell'assessore al Sociale Francesco Bignotti, non si è fatta attendere: esiste un front office organizzato al pian terreno proprio per evitare disagi ai disabili. La sede (che è provvisoria) «dispone di ascensori la cui capienza consente l’accesso di sedie a rotelle. Vi è la disponibilità, da parte del personale del settore, di raggiungere il front office, già di per sé in grado di fornire tutte le informazioni del caso, per poter interloquire con l’utenza che rappresentasse tale necessità».
«Voglio ricordare che la disabilità è una condizione di salute in un ambiente sfavorevole», sottolinea Perrotti, «e questa struttura esclude le persone con disabilità». Ancora più incomprensibile, per Perrotti, il fatto che L'Aquila sia uno dei pochi Comuni in Italia a essersi dotato di una figura chiave, "anello" tra il mondo della disabilità e l'amministrazione, il Disability manager, che «avrebbe dovuto verificare lo stato dell'accessibilità».
«Manca anche il sistema di lettura Braille per gli ipovedenti all’ingresso dell'edificio», aggiunge Prosperococco, che nel tentativo di prendere l'ascensore è rimasto imprigionato tra le porte automatiche. Notizie migliori sul fronte della ricostruzione, che «è stata portata avanti nel rispetto delle leggi per l'abbattimento delle barriere architettoniche», spiega Perrotti, «ma bisogna fare di più per progettare la città in maniera inclusiva».
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