L’ultimo saluto a Verini tra i ricordi a Collemaggio

14 Settembre 2021

La testimonianza di don Nunzio Spinelli: ha sempre aiutato senza mai vantarsene Presenti tanti politici di ieri e di oggi. Il figlio Enrico: coraggioso fino alla fine

L’AQUILA . «Un uomo che ha fatto del bene moltissime volte, a tante persone, senza mai dirlo, e io ne sono testimone». Don Nunzio Spinelli per una volta abbandona la sua proverbiale riservatezza e, davanti al feretro di Antonio Verini, ricorda quell’uomo che «ha dato tutta la sua vita per gli altri, per la società, la scuola e la politica». Il sacerdote parla per esperienza diretta. «Io sono testimone del bene che ha fatto», ripete, «senza vantarsene mai e tutta la gente che è arrivata qui lo ha fatto proprio per questo, per ricordare tutto quello che Antonio Verini ha fatto per la società». La basilica di Collemaggio è piena, alcune persone in fondo sono rimaste in piedi.
Tra i fedeli c’è una nutrita rappresentanza del mondo della scuola che lo conosceva e ne apprezzava la straordinaria preparazione. Si vedono anche tante facce di politici di oggi e, tra loro, anche parecchi volti che appartengono alla storia della politica cittadina e regionale. Qualcuno si è ritirato a vita privata, molti di loro militavano o tutt’ora sono esponenti di partiti diversi dal suo. Avversari politici, di quelli di una volta però che non dimenticano che prima della militanza politica c'è il rispetto reciproco.
Antonio Verini si era iscritto alla Democrazia Cristiana già dal 1957 ed rimasto nel partito fino allo scioglimento avvenuto nel 1994. Dopo i primi tentativi andato non a buon fine nelle regionali del 1995 e del 2000 ed essere stato eletto consigliere provinciale, nel 2005 entrò all’Emiciclo nelle file della Margherita. A breve distanza di tempo un altro successo: l’elezione a deputato con L’Ulivo nelle politiche del 2006. Pochi mesi dopo, il 19 settembre dello stesso anno, si dimise dalla Camera decidendo di restare in carica come consigliere regionale. Dopo la fusione tra Margherita e Ds ,che diede vita al PD, nell’autunno 2007 fu tra i fondatori dei Liberal Democratici di Lamberto Dini. In seno al consiglio regionale nel maggio 2008, insieme a Liberato Aceto (Udeur) e Angelo Di Paolo (Ppe-Dc), formò la “Federazione di centro”. Tra i vari incarichi politici Verini è stato anche vicepresidente onorario del partito dello scudocrociato.
Originario di Mascioni, frazione sulle sponde del lago di Campotosto, è morto due giorni fa all'età di 85 anni, lasciando dietro di sé una traccia indelebile. Dal pulpito c’è chi ricorda infatti che Antonio Verini «non ha mai perso un momento per costruire. E del suo continuo studio tutto il mondo della scuola ne ha beneficiato». Il figlio Enrico, al termine della cerimonia, non ha però parlato del Verini politico. «Era sempre stato coraggioso e combattivo. E fino all'ultimo momento si è comportato da padre e da insegnante», ha detto, raccontando un piccolo aneddoto di vita familiare. «Lo scorso giugno aveva festeggiato il compleanno. Da qualche tempo si era iscritto su un social e quel giorno nel suo profilo sono arrivati centinaia di messaggi di auguri. E lui, con pazienza, ha risposto a tutti, uno per uno. Non ho letto, fra centinaia, due ringraziamenti uguali tra di loro. Mi ha dimostrato, ancora una volta, che per lui ognuno era importante alla stessa maniera. Quella è stata la sua ultima lezione. Per questo, a nome suo, vorrei ringraziare tutti quanti voi che siete qui, dedicando a ogni persona che gli è stata vicina un pensiero e la nostra gratitudine più profonda». (r.p.)
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