L’ultimo saluto commosso al medico e atleta Ulanio

Una città in lutto. Folla in lacrime per l’addio al 47enne stroncato da un malore Ad accogliere il feretro il grido di battaglia dei giovani rugbisti che allenava
CELANO. Il grido di battaglia dei piccoli rugbisti ha risuonato nel silenzio all'ingresso del feretro avvolto dalle maglie dell'Avezzano rugby sul sagrato della chiesa di San Giovanni. Una città ancora sotto shock da giorni, quella di Celano, che ieri ha dato mestamente l'ultimo saluto a Francesco Ulanio, il medico e atleta morto domenica mattina a 47 anni mentre si allenava in strada a Montesilvano, dove stava trascorrendo con la moglie e i figli il week-end.
La chiesa e la piazza non sono riuscite a contenere le centinaia di persone che hanno dovuto sostare anche lungo via Porta Nuova, via Capo del Colle e via San Giovanni. Dentro, la moglie Antonella Morgante e i tre figli, i familiari e gli amici più stretti, il sindaco Santilli e gli amministratori con il gonfalone del Comune di Celano dove era stato proclamato lutto cittadino. Fuori, tanti giocatori dell'Avezzano rugby con la maglia della squadra, i bambini che Ulanio allenava in divisa giallonera e il presidente Alessandro Seritti. La famiglia ha chiesto a tutti di non portare fiori in chiesa ma di fare delle donazione in suo ricordo all'Avezzano rugby.
Durante la funzione il parroco, don Ilvio Giandomenico – che ha celebrato con don Gabriele Guerra, don Carmine Di Bernardo e don Simplicio Ciaccia – ha avuto parole di conforto per la famiglia e ha parlato di una partecipazione attenta e composta, segno dell’affetto di tutti nei confronti di Ulanio. Commuoventi le lettere dei figli Lucilla e Domenico, lette dall'insegnante Gigliola Ciaccia. «Ehi papo», ha scritto la figlia, «è un giorno che te ne sei andato e già mi manchi come fossero passati anni. Sì. Mi manchi e mi mancherai. Mi mancheranno le tue sveglie, le tue invenzioni, il tuo modo di essere, parlare, ridere, scherzare e confrontarti. Ora tu non sei fisicamente qui, ma sono certa, sono sicura, che tu ci sei, ci proteggi e ci ascolti da lassù. Qui non ci sei ma farò del tutto per sentirti qui; tutte quelle cose, sia importanti che stupidaggini per cui ti lamentavi o ci facevi riflettere, le prenderò come insegnamenti, in modo che potrai sempre vivere con noi. Sono fiera di te e sono certa che ci ritroveremo». In rima la poesia del figlio. «Papà», ha scritto, «ricordo i tuffi che un tempo mi facevi fare al mare, e tu mi manchi, non puoi immaginare quanto io stia male. E mi volevi bene e sempre pieno di amore per donare. Tu sei morto perché Dio voleva un campione, proprio come te, papone».
All'uscita il feretro è stato accolto dal grido di battaglia dei piccoli giocatori dell'Avezzano rugby e da un lungo applauso di tutti i presenti. La bara portata in spalla dagli amici ha attraversato la piazza tra la folla. La moglie Antonella si è fermata ad abbracciare un giocatore che le ha donato un dei fiori gialli, mentre il figlio Domenico stringeva la foto del papà al petto. Al passaggio del carro funebre alcune anziane si sono affacciate alla finestra per salutarlo, mentre amici e compagni di squadra lo hanno atteso in piazza IV Novembre per l’ultimo saluto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

