L’Università piange il professor Romano: ultimo saluto in aula

Ricercatori arrivati anche dall’estero per l’addio al docente Alesse agli studenti: «Non seccate il fiore che vi ha lasciato»
L’AQUILA. Sono arrivati da tutta Italia e anche dall’estero i ricercatori per dare l’ultimo saluto al professore Bernardino Romano, 66 anni, precipitato venerdì pomeriggio in un crepaccio lungo il sentiero del Centenario a Valle di Corno, sul versante teramano del Gran Sasso. Aula magna al completo e tante persone dirottate altrove (per ragioni di sicurezza) per seguire la cerimonia di addio dagli schermi predisposti. Nei prossimi giorni prevista la cremazione del docente, secondo le sue ultime volontà.
l’addio all’università
Un fiume di studenti è sfilato ieri pomeriggio accanto al feretro del docente universitario nell’aula magna della facoltà di Scienze umane, listata a lutto per le esequie del 66enne. Tra loro anche tanti docenti e amici, tutti uniti dal dolore di una tragedia per molti ancora incomprensibile. La peggiore delle fatalità che possano capitare durante un’escursione in montagna. Di quelle che fanno ancora più male quando capitano a chi la montagna la conosce come le sue tasche. E il professor Romano quelle montagne le amava al punto da studiarle e richiamare costantemente l’attenzione della comunità scientifica su di esse. Piangono anche i colleghi del Cai, quelli del Wwf, e coloro che hanno collaborato con il docente. In disparte un gruppetto di giovani ricercatori che parteciperanno alla conferenza internazionale sull’innovazione nella pianificazione urbanistica. Conferenza alla quale avrebbe dovuto presenziare lo stesso professor Romano.
Il ricordo
«Non lasciate seccare il fiore prezioso che ci ha lasciato», dice agli studenti il rettore Edoardo Alesse durante la cerimonia laica che si è tenuta in onore di “Biro”, come era affettuosamente soprannominato da tutti. «Se L’Aquila oggi è diventata un punto di riferimento dal punto di vista della ricerca sul territorio lo dobbiamo principalmente a lui» gli fa eco il direttore del dipartimento di ingegneria civile, edile-architettura e ambientale Pierluigi De Berardinis. «Porteremo avanti il suo lavoro tenendo sempre presente i suoi insegnamenti», assicura poi Francesco Zullo, membro del centro Planeco, con la voce rotta dall’emozione. Sullo sfondo, proiettate dietro il feretro, scorrono in sequenza le immagini di tanti momenti felici immortalati dalla sua fedele compagna di viaggio. Scorrono le foto con i colleghi, quelle con i suoi studenti, quelle della sue imprese giovanili sull’Himalaya e anche quelle del suo amato Gran Sasso, «dove il cervello è ben ossigenato e vengono le idee migliori», così come diceva a chi non lo volesse seguire fin sulle cima.
L’addio
Al termine della cerimonia ancora abbracci, lacrime e l’ultimo saluto, stavolta definitivo. La bara ha poi lasciato la facoltà in attesa della cremazione, secondo la volontà del defunto. Anche se sono ancora in tanti a non comprenderne il perché di una perdita tanto grande.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

