La Arbace: «Dovrà tornare a casa sua nel Forte Spagnolo»

5 Gennaio 2018

L’AQUILA. Né San Bernardino, né Collemaggio. Il gonfalone dell’Aquila, fresco di restauro, non solo non può essere accolto all’interno del Munda (Museo nazionale d’Abruzzo) per motivi di spazio, ma...

L’AQUILA. Né San Bernardino, né Collemaggio. Il gonfalone dell’Aquila, fresco di restauro, non solo non può essere accolto all’interno del Munda (Museo nazionale d’Abruzzo) per motivi di spazio, ma difficilmente potrà essere esposto in una delle chiese più grandi del centro storico, per motivi tecnici. A spiegare nei dettagli il perché bisogna scartare queste ipotesi di ricollocazione del grande stendardo è la direttrice del Polo Museale, Lucia Arbace, che negli ultimi mesi con il suo staff ha vagliato ogni possibilità di esposizione del gonfalone. «Lo stendardo non è compatibile con le dimensioni del Munda e quindi non è mai stata considerata un’esposizione nel nuovo museo», riferisce, «la collocazione dello stendardo è nel castello dell’Aquila. Per tale motivo, insieme al direttore del museo, Mauro Congeduti, abbiamo definito un progetto preliminare e chiesto il finanziamento al ministero per realizzare una sezione dedicata alla storia della città. Purtroppo i lavori al castello hanno subìto vari rallentamenti e non abbiamo potuto utilizzare la prima tranches del finanziamento, sicché è stato necessario chiedere una rimodulazione per non perdere i fondi». Si prevedeva, infatti, che l’ala del castello che ospita il mammut sarebbe stata riconsegnata entro l'estate 2016, ma così non è stato. «Così ci siamo adoperati per trovare altre soluzioni», prosegue.
SAN BERNARDINO. «Inizialmente avevamo pensato di esporlo temporaneamente a San Bernardino, una basilica più pertinente rispetto a quella di Collemaggio per una questione storica», spiega, «iconograficamente il gonfalone mostra la città al tempo di Margherita d’Austria». L’ipotesi è però stata scartata.
PRESCRIZIONI. «Il gonfalone» spiega la direttrice, «è stato restaurato dall’Opificio delle pietre dure di Firenze che ci ha vietato di posizionarlo in verticale, come stava al castello nella sua vetrina. Deve, infatti, essere tenuto inclinato a causa della fragilità del tessuto, in modo da distribuirne il peso. D’altra parte come si guarda un gonfalone inclinato? Bisogna realizzare una complessa struttura con pedane per poterlo guardare dall’alto, da una precisa prospettiva. Tutto questo in una chiesa è impensabile».
LA VETRINA. Il gonfalone, inoltre, dovrà essere esposto in una vetrina molto grande. «È stata consultata la Goppion», conclude, «la più importante ditta italiana di vetrine a livello internazionale, per verificare la possibilità di realizzare una teca climatizzata per l'esposizione temporanea, da riutilizzare poi in futuro, ma l'esito è stato negativo. Lo stendardo dovrà tornare nella sua vera casa, il castello».
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