La Asl deve pagare i compensi extra

Il tribunale: «Le indennità sulle ambulanze non vanno negate». La sentenza può dare vita a una valanga di ricorsi
AVEZZANO. Un medico in servizio sulle ambulanze del 118, anche in considerazione del carattere particolarmente usurante dell’attività svolta, ha diritto ai compensi extra. Retribuzioni che la Asl aveva tagliato. Lo ha stabilito una sentenza del tribunale di Avezzano. Il giudice ha accolto la domanda presentata da un medico di continuità assistenziale marsicano, assistito dall’avvocato Fabio Di Battista, condannando la datrice Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila al pagamento dei compensi aggiuntivi maturati per aver svolto servizi professionali a bordo di ambulanze della centrale operativa 118, oltre alle competenze legali. La Asl aveva proposto opposizione al decreto ingiuntivo con cui il tribunale di Avezzano le aveva ingiunto il pagamento di tali compensi, sostenendo che essi non erano dovuti.
A seguito del rigido piano di rientro sanitario del 2008 la Asl aveva sospeso il pagamento delle competenze aggiuntive (indennità di rischio, festività particolari, accesso carceri, accesso posti di polizia, assistenza domiciliare integrata per malati terminali, servizi emergenze su autombulanze del 118 e altro) previste dall’Accordo integrativo regionale per la medicina generale.
A tal riguardo il tribunale ha osservato che «il compenso in questione viene corrisposto per lo svolgimento di un servizio che le disposizioni contrattuali non configurano come facoltativo, bensì come espressione dei compiti e degli obblighi del medico del servizio di continuità assistenziale. Oltre tutto l’azienda non si è limitata a ridurre i costi connessi a tali prestazioni aggiuntive, ma ha del tutto sospeso l’erogazione dei relativi trattamenti retributivi, senza alcuna corrispondente limitazione o sospensione delle prestazioni aggiuntive».
Il tribunale, in sostanza, ha accolto la tesi dell’avvocato Di Battista, secondo cui «il principio di contenimento della spesa pubblica non può giustificare una unilaterale sospensione o riduzione dell’ammontare di tali competenze aggiuntive. Si tratta di un provvedimento decisivo per il riconoscimento del diritto dei medici di continuità assistenziale alla giusta remunerazione, anche in considerazione del carattere particolarmente usurante dell’attività da loro svolta».
Una sentenza, quella del tribunale di Avezzano, che rischia di dar vita a una valanga di ricorsi dei medici della provincia che finora hanno avuto buste paga più leggere.
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