«La banca sia più trasparente coi clienti»

12 Marzo 2017

Per anni ha negato i documenti di un conto corrente che produce interessi a debito. Società vince davanti al giudice

AVEZZANO. Quanti sono in possesso del contratto di conto corrente? E quanti sanno quali sono le convenzioni sulla determinazione del tasso ultralegale, le commissioni, le provvigioni di massimo scoperto e i giorni di valuta? Una banca dovrebbe sapere rispondere con chiarezza a ognuna di queste domande. Ma non sempre è così. Ad Avezzano una banca è stata condannata a essere trasparente con i propri clienti.

Una innovativa sentenza arriva dal giudice del tribunale, Francesco Lupia, che ha accolto un ricorso per decreto ingiuntivo avanzato da due rappresentanti di una società marsicana, titolare di un conto corrente in un istituto di credito cittadino. Il giudice ha ordinando alla banca di consegnare ai ricorrenti la documentazione riguardante il rapporto bancario in essere e ingiungendo anche il pagamento delle spese legali pari a 1.200 euro. Il ricorso alla magistratura si è reso necessario dal momento che la banca, nonostante continue richieste nel corso degli anni, non ha mai ottemperato all’obbligo, sancito a tutela del correntista, di consegnare la documentazione. Anzi, nonostante la prima istanza sia stata avanzata già a febbraio 2014 – e sia decorso invano il termine dei 90 giorni – la società e il garante si sono rivolti all’avvocato Ottaviano Roselli per reiterare l’istanza, avanzata nuovamente il 27 settembre 2016. Ma anche in questo caso la banca si è rifiutata. «Di fronte al silenzio-diniego», spiega l’avvocato Roselli, «ci si è rivolti persino alla Banca d’Italia, chiamata ad intervenire nell’esercizio del proprio potere di controllo e di vigilanza nei confronti degli istituti di credito nazionali e, non meno, degli interessi dei risparmiatori. A seguito dell’esposto, Banca d’Italia ha esaminato la questione segnalata, invitando l’intermediario a fornire adeguata e sollecita risposta che tuttavia non è mai arrivata. Nel frattempo, il conto corrente dei miei clienti, inattivo da oltre tre anni, continua a produrre interessi a debito in misura quantomeno sproporzionata ed il comportamento della banca non consente agli interessati neppure la chiusura dello stesso, non avendo gli stessi contezza delle condizioni applicate». Quindi il ricorso per decreto ingiuntivo per consegna di cosa mobile determinata. «Ad oggi», conclude Roselli, «di fronte a un conclamato e accertato abuso, e nonostante l’ordine del giudice sia stato tempestivamente notificato, la banca ancora non offre la propria disponibilità alla consegna dei documenti».

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