La caparra stavolta la mettiamo noi: l’editoriale del direttore

Mattarella è anche anticiclico: gli altri invecchiano, lui sembra ringiovanire, smontano la Costituzione, lui continua a difenderla
L’AQUILA. Benvenuto Presidente, ma non basta. E poi è il titolo di un film con Bisio. Bisogna aggiungere Benvenuto in Abruzzo, Presidente. Ma, riflettendo, Presidente è troppo formale forse, non esprime fino in fondo il sentimento con cui si accoglie Mattarella in queste ore. In questi giorni. In questi tempi. Mi viene da dire: «Grazie Sergio», ma no, è troppo confidenziale. Rispetto. Allora pensi: «Mattarella santo subito», come scrivono spessissimo sui social. Non va. Affettuoso ma apologetico. Sacrilego. Oppure, più semplicemente: «Mattarella». Ma magari scritto come sulle magliette di tendenza, con gli stessi caratteri del noto gruppo heavy rock dei “Metallica”. Dopotutto, è indubbio che questo presidente sia fatto di qualche lega di acciaio inedito, 3.0. Ma è vero che in apparenza sembra anche morbido, candido, riccioluto.
Solo apparenza. Il suo crine era sempre domato dal fedele parrucchiere Franco Alfonso, palermitano di 81 anni: efficiente e invisibile. Tranne che in pandemia, quando Mattarella sì fece sfuggire il primo fuori onda nella storia del Quirinale, parlando con il suo fido portavoce Giovanni Grasso: «Giovanni sono un po’ lunghi». Nell’apnea del Covid tutta Italia rise. Perché Mattarella è anche anti-ciclico: gli altri si deprimono, lui è tonico, gli altri invecchiano, lui sembra ringiovanire. Gli altri smontano la Costituzione, lui la difende. Stava finendo il mandato, quando squillò il telefono di un signore che affittava casa: «È per il dottor Mattarella», gli dissero. Pensò: Ma guarda tu, come il presidente. Seguì una fuga di notizie, una foto di Mattarella che faceva gli scatoloni.
Una deduzione: «Allora se ne va davvero». Sergio non voleva un secondo mandato. Dopodiché in Parlamento – come al solito – ammazzarono due tra candidati, per ultima una servitrice dello Stato come Elisabetta Belloni. Richiamarono Mattarella. Secondo mandato. Lo avevamo detto, sempre anticiclico. Anche quando se ne va, resta. Furoreggiò in rete un meme con una espressione irata, e la battuta folgorante che gli avevano messo in bocca: «Pure tre mesi di caparra mi hanno fatto perdere!». Loro. Quelli del Palazzo. Mattarella di lotta, di governo, salvatore della Patria. Mattarella controcorrente, anche ora: mentre tutti esaltano la guerra, parla di Ucraina, di Palestina, di Venezuela.
Parla ovunque di Pace. Mattarella che stoppa al centrodestra un decreto di contrabbando sulle pensioni (e lo avrebbe fatto, ovviamente, anche col centrosinistra). Che difende i diritti. Che commina grazie nel tempo della ferocia. Che domani viene in Abruzzo, Mattarella all’Aquila. Con quel suo sorriso diagonale, affilato, impercettibile. Avevano ragione quelli che lo criticavano per il secondo mandato, sono d’accordo. Non basta. Voglio anche il terzo e il quarto. Dopo potrà finalmente riposarsi. Uno di questi secoli. La caparra stavolta la mettiamo noi.
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