La Casini e quelle vendette retroscena della lunga crisi

12 Agosto 2018

Ecco le ragioni che hanno portato il sindaco fautore del civismo ad abbandonare Si ipotizza uno sgambetto all’ex assessore Gerosolimo orchestrato da D’Alfonso

SULMONA. Le fragilità della coalizione civica che ha eletto la sindaca Annamaria Casini sono esplose già alla fine del primo anno di mandato quando i consiglieri comunali che avevano aderito al patto elettorale del 2016, hanno iniziato ad avanzare pretese personali che non avevano nulla a che vedere con gli iniziali programmi amministrativi. Il patto elettorale del 2016 era fondato sulla priorità di creare una classe politica giovane in grado di prendere il posto di un gruppo dirigente che aveva ormai fatto il suo tempo. Un po’ per ingenuità, un po’ per inesperienza, proprio i giovani hanno iniziato a dare i primi segnali negativi creando più ostacoli che benefici all’amministrazione comunale. E dando filo da torcere alla Casini che si è trovata ad affrontare problemi che hanno portato a continui rimpasti di giunta, ripetute scosse a danno della maggioranza.
A minare la coesione della coalizione civica è stato per primo il capogruppo di Avanti Sulmona, Fabio Pingue, che dopo una prima fase in cui ha saputo interpretare il ruolo che gli era stato assegnato, ha iniziato a prendere le distanze dal sindaco e dall’assessore regionale Andrea Gerosolimo, principale artefice della vittoria della coalizione civica e del civismo. Possibili mire elettorali, soprattutto in vista delle Regionali, hanno condizionato le scelte del giovane socialista, che ha iniziato a manifestare il suo dissenso con comportamenti sempre più eloquenti che lo hanno portato ad allontanarsi dal resto della maggioranza. Le ambizioni di Pingue sono state subito colte al volo dalla minoranza per volgere a proprio vantaggio la situazione. Numerosi gli “incontri carbonari” tra lo stesso Pingue e alcuni esponenti della vecchia guardia politica che lo avevano lusingato chiedendone la disponibilità per abbandonare gradualmente il patto civico e aderire a un nuovo progetto che avrebbe soddisfatto le sue ambizioni.
Da quel momento sono partiti i primi segnali di dissenso: continui interventi e precisazioni contro le decisioni del sindaco, assenze dalle commissioni e astensioni su alcune delibere portate in consiglio. E mentre Pingue si allontanava sempre più dalla sua coalizione, anche altri partner di maggioranza hanno cominciato a prendere le distanze dal sindaco. Il primo gruppo a cancellare il patto civico della primavera del 2016 è stato Alleanza per Sulmona decidendo di mollare il progetto per passare sui banchi dell’opposizione. Decretando così l’uscita della destra dalla coalizione civica per rinsaldare il suo rapporto con Fratelli d’Italia in vista delle Regionali.
Nel frattempo è scomparso dalla scena, non facendosi più vivo nemmeno in aula consiliare, il consigliere di maggioranza di Sulmona al Centro, Angelo Amori, per divergenze insorte sul destino del comandante della polizia locale Antonio Litigante, e su come il sindaco avrebbe gestito la vicenda.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata con l’atteggiamento dei consiglieri Andrea Ramunno e Deborah D’Amico, forse i consiglieri comunali più fedeli ai leader della coalizione. Anche loro, dopo un brillante avvio nel nome del bene comune, hanno iniziato ad avanzare pretese su assessorati e obiettivi programmatici.
Ed è stato proprio Ramunno a scagliare l’ultimo dardo verso sindaco e amministrazione comunale esortando, nell’ultimo consiglio comunale di venerdì, il sindaco Casini a prendere atto che la giunta civica era ormai al capolinea.
Su tutta la vicenda, secondo alcuni, può aver inciso la regia occulta dell’ormai ex presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che aveva giurato vendetta all’ex assessore Gerosolimo. Infatti, fin dall’inizio del consiglio di venerdì, dai banchi della minoranza, e soprattutto da parte di alcuni esponenti del Partito democratico, si è subito levata la voce che quello di venerdì scorso sarebbe stata l’ultima seduta consiliare dell’era Casini. E così sarà, salvo colpi di scena.
©RIPRODUZIONE RISERVATA