La Cattedrale non è ancora rinata Il ministero: «Appalto nel 2020»

L’annuncio del segretario regionale D’Amico nel corso del convegno di Caritas, Arcidiocesi e Ateneo Esperti a confronto nel decennale del sisma: «Soltanto una città unita e solidale può rinascere»
L’AQUILA. Un impegno comune per aiutare la città e chi 10 anni fa è stato travolto dal terremoto a superare le difficoltà non solo materiali ma soprattutto, personali, spirituali e psicologiche. Questo il messaggio lanciato dal convegno organizzato, a 10 anni dal sisma, dall’Arcidiocesi in collaborazione con Caritas Italiana e l’Università dal titolo “Il terremoto dell’anima”.
CHI C’ERA. L’evento, nella Sala Ipogea dell’Emiciclo, è stato aperto dal vicepresidente del consiglio regionale Roberto Santangelo che ha sottolineato l’importante ruolo delle parrocchie nel post-sisma, per rimettere insieme le comunità e dare la prima spinta alla rinascita. L’assessore regionale Guido Quintino Liris ha esordito parlando della “fuga” del parroco di Pianola (il paese di Liris) dopo il sisma, cosa che lasciò sconcertati i fedeli, poi ha “ammorbidito” il concetto affermando che «la Chiesa nei momenti difficili rappresenta sempre un faro e una guida, quasi un ammortizzatore sociale». Il sindaco Pierluigi Biondi ha ricordato il “dialogo serrato” con la Caritas ai tempi dell’emergenza (Biondi all’epoca era il primo cittadino di Villa Sant’Angelo) e ha detto: «Dobbiamo ripartire proprio dall’esperienza di 10 anni fa: dall’attenzione alle azioni, dalle parole misurate e dai legami comunitari, ancora saldi, per ricomporre sfilacciamenti, rimarginare le ferite, guardare alle cicatrici che custodiscono la memoria». Il primo relatore è stato don Francesco Soddu presidente di Caritas italiana, il quale è tornato con la memoria ai giorni delle tendopoli. Soddu fu impegnato con la Caritas di Sassari a Barisciano e nella Piana di Navelli. «Quella e altre esperienze», ha detto, «devono farci riflettere ed essere occasione preziosa di rilettura e discernimento rispetto a come intervenire in caso di eventi catastrofici». Il delegato della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise per la Carità, Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, ha ripercorso i momenti in cui seppe della tragedia, della prima mobilitazione per i soccorsi e di quando andò a trovare l’arcivescovo Molinari scampato alle scosse per portargli l’anello e la croce pettorale. Molinari ha rievocato la sua esperienza e riferito dei tanti interrogativi dei fedeli, soprattutto di chi aveva perso gli affetti più cari, che non riuscivano a spiegarsi “perché Dio permette tutto questo”. Ha poi parlato della visita pastorale dopo la catastrofe e degli incontri con le persone preoccupate dei ritardi della ricostruzione. Don Andrea La Regina, dell’ufficio macroprogetti di Caritas nazionale, ha indicato alcune linee guida a cui la Caritas si ispira quando deve intervenire a soccorrere persone in difficoltà. «Importante è», ha detto, «ricostituire gli spazi per la comunità per evitare diaspore e mettersi sempre a servizio degli altri. Inoltre bisogna saper ascoltare, osservare, discernere e condividere». La prima parte si è conclusa con la relazione del Camilliano fra Luca Perletti. La seconda parte moderata da don Daniele Pinton ha visto gli interventi del professor Alessandro Rossi, direttore della Scuola di Psichiatria dell’Università, del professor don Enzo Massotti del “Fides et ratio”, delle psicologhe e docenti Leda Cimini ed Elisa Votta. È intervenuto anche il rettore Edoardo Alesse che ha ricordato gli sforzi fatti dall’Ateneo per superare l’emergenza, tornare alla normalità e rilanciare le sfide. L’intervento più atteso era quello del cardinale Giuseppe Petrocchi. «Il terremoto dell’anima rappresenta l’altra faccia del sisma: manifesta un volto sociale non meno devastato rispetto alle case lesionate ed evidenzia fratture spirituali ancora più gravi in confronto alle rovine materiali. Chi vuole farsi prossimo di coloro che sono stati colpiti da un evento dirompente deve imparare ad ascoltare le voci di chi ha subìto la calamità: sia quelle che parlano esplicitamente – attraverso il racconto – sia quelle che si esprimono attraverso un apparente silenzio. Per tutti gli aquilani vale il motto: non solo ricostruire, ma ricostruirsi. Risulta fondamentale che tutti gli attori istituzionali – la Chiesa, gli organismi pubblici, la scuola e l’Università, il mondo della Sanità e dei media – trovino forme di raccordo e d’intesa. Siamo certi che, dopo il tempo dello smarrimento e del pianto verrà presto la stagione del sorriso e della completa rinascita». Il terzo momento, “L’Aquila e la rinascita”, è stato segnato da testimonianze in alcuni luoghi simbolo come le basiliche di Collemaggio, San Bernardino e San Giuseppe Artigiano. La giornata si è chiusa con la visita alla Cattedrale ancora da ricostruire e la messa alle Anime Sante. Il segretario regionale Mibac Abruzzo, Stefano D’Amico, ha annunciato di aver dato al ministero il quadro economico da 18 milioni del Duomo e ha aggiunto: «Contiamo di indire nel 2020 la gara d’appalto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

