La Cgil: a casa il consiglio di amministrazione dell’Adsu

L’AQUILA. I lavoratori dell’Adsu (Azienda per il diritto agli studi universitari) chiedono lo scioglimento dell’attuale consiglio di amministrazione «e la ricostituzione del medesimo con componenti i...
L’AQUILA. I lavoratori dell’Adsu (Azienda per il diritto agli studi universitari) chiedono lo scioglimento dell’attuale consiglio di amministrazione «e la ricostituzione del medesimo con componenti i cui requisiti possano maggiormente rispondere alle esigenze di funzionalità dell’ente». L’affondo arriva dal sindacalista della Cgil, Ferdinando Lattanzi, che ieri, in una nota, ha ripercorso le tappe della vicenda che ha visto i lavoratori dell’azienda senza stipendio per diversi mesi. «È stato proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori a partire dal 14 aprile», afferma il sindacalista. «Tale forma di protesta si è resa necessaria a causa sia delle difficili relazioni con i vertici dell’Adsu, le cui scelte hanno portato al blocco delle attività con gravi ripercussioni sull’erogazione dei servizi, sia delle continue segnalazioni di disagio, da parte dei lavoratori, dovuto alla persistente conflittualità con i vertici stessi». Secondo la Cgil i dissapori sono dovuti soprattutto «al caos venutosi a creare nella catena di comando a causa della mancata riassegnazione delle proprie mansioni all’unico dirigente dipendente dell’ente, Luca Valente, sospeso indebitamente dal cda dal 29 marzo 2012 e reintegrato, a seguito di sentenza della Corte Costituzionale, il 17 febbraio 2014. Questa situazione ha creato grossi problemi nell’erogazione dei servizi». Una scelta che il sindacato ritiene «sciagurata» e «illegittima». «A conclusione delle procedure di raffreddamento il sindacato ha sospeso lo stato di agitazione in virtù della promessa di portare nel cda convocato per il 13 maggio, la proposta di reintegro nelle mansioni del dirigente. Promessa mantenuta dal presidente dell’Adsu, Francesco D’Ascanio, ma non approvata da alcuni membri del cda. Per questo chiediamo lo scioglimento dello stesso cda». (m.c.)
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