La Cgil: «Turismo sanitario per i detenuti»

19 Settembre 2024

Chiesto un incontro con il prefetto per evitare l’uscita dal carcere per le visite mediche: 800 in 9 mesi

SULMONA. Sono circa 800 le visite specialistiche richieste dai detenuti del carcere di massima sicurezza di Sulmona, da gennaio ad oggi. Entro la fine dell’anno il numero salirà a 1.500. Un quadro preoccupante per la Cgil che ha chiamato in causa il prefetto Giancarlo Di Vincenzo, chiedendo di convocare subito un vertice per affrontare questo ed altri problemi riguardanti la struttura penitenziaria peligna. A preoccupare l’organizzazione sindacale le «significative disfunzioni legate alla gestione delle visite specialistiche in luoghi esterni di cura per i detenuti dell’istituto peligno». Al primo posto la questione “sicurezza”, sollevata non solo per il personale di polizia penitenziaria addetto alle scorte e al trasporto nei luoghi di cura, ma anche per la collettività perché, spiega la Cgil, «i soggetti trasportati sono appartenenti alle diverse organizzazioni criminali italiane». E come seconda questione quella non meno importante relativa al «dispendio enorme di risorse economiche necessarie per la scorta e l’impiego di mezzi di trasporto». Un vero e proprio «turismo sanitario che», sottolinea la Cgil, «appare incomprensibile in un istituto di pena come quello di Sulmona, dove sono reclusi soggetti di elevato spessore criminale e di fronte al quale il sindacato chiede di valutare una soluzione alternativa. Quella di una «diagnostica medica da effettuare direttamente in istituto, anche con l’impiego di tecnologie moderne» come già proposto nel 2022 in occasioni di incontri con i vertici politici regionali. Incontri che, «nonostante alcune rassicurazioni, non hanno sortito alcun effetto», aggiunge l’organizzazione sindacale, costretta a rivolgersi al prefetto per ottenere la convocazione di un vertice «con al centro i temi in questione, da affrontare con tutte le parti coinvolte nella gestione delle visite esterne». Proprio la Cgil, la scorsa settimana, aveva effettuato un sopralluogo nel carcere peligno, documentando la carenza di personale e annunciando l’ennesimo rinvio per la realizzazione del nuovo padiglione che farà salire il numero di detenuti reclusi da 500 a 750. La struttura penitenziaria è stata al centro, nell’ultimo periodo, dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul fenomeno dei telefonini dietro le sbarre. (a.d.a.)
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