La Cgil: «Vanno assunti i precari del sisma 2009»

8 Ottobre 2019

L’AQUILA. «Avevamo iniziato il 2019 con mille incertezze, con il decennale del sisma alle porte e con le promesse del sottosegretario Vito Crimi per una soluzione definitiva al problema dei precari...

L’AQUILA. «Avevamo iniziato il 2019 con mille incertezze, con il decennale del sisma alle porte e con le promesse del sottosegretario Vito Crimi per una soluzione definitiva al problema dei precari sisma 2009. Ci troviamo alle porte di una nuova legge di Bilancio per il triennio 2020-2023 con un nuovo governo, senza un sottosegretario dedicato e con molti problemi da districare».
A parlare sono le Rsu e i rappresentanti della Cgil funzione pubblica secondo cui «questi lavoratori hanno a tutti gli effetti i requisiti soggettivi per essere stabilizzati, perché vincitori di concorsi e in servizio da più di 6 anni al Comune dell’Aquila e gli Uffici Speciali dell’Aquila e dei Comuni del cratere e che solo per un “vulnus normativo” rischiano di essere gli unici “esodati delle stabilizzazioni italiane”. Questo territorio vive uno spopolamento accelerato inesorabilmente dai terremoti che si sono susseguiti in questi anni e un processo di ricostruzione (fisica e sociale) che non vedrà sicuramente il compimento al 31 dicembre 2020 termine dei contratti a tempo determinato. Professionalità che hanno contribuito, insieme a tutti gli altri attori politici e tecnici, a rendere possibile un “modello L’Aquila”. Lavoratori che potrebbero tranquillamente sopperire, e in molti casi già lo fanno, alle carenze di personale dovute alle varie “spending review” e pensionamenti che hanno ridotto il personale di Comuni, Province e Regioni».
Quindi la richiesta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’ex sottosegretario Vito Crimi, al presidente della Regione Marco Marsilio, al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, a quelli dei Comuni del cratere e alla politica tutta di impegnarsi in prima persona per chiudere definitivamente questa annosa vicenda una volta per tutte e permettere ai territori colpiti dai terremoti di potersi rialzare il prima possibile».
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