La città piange i morti del Velino: «Per sempre nel nostro cuore»

Volo di palloncini e stelle, poi l’applauso senza fine per accompagnare il passaggio dei quattro feretri In migliaia davanti alla cattedrale per l’ultimo saluto a Tonino, Gianmarco, Valeria e Gian Mauro
AVEZZANO. Un bacio sulla bara e l’ultima carezza di mamma e papà per Gian Mauro. La foto di Valeria stretta al petto dalla sorella Veronica. Un bouquet di girasoli per Gianmarco che il fratello Leonardo stringe sempre più. E il grazie simbolico di Michele per i tanti arrivati a salutare il fratello Tonino. In sottofondo “Fix you” dei Coldplay, gli applausi tra i singhiozzi di migliaia di persone presenti e quattro stelle che volano verso il cielo. Sullo sfondo il Velino illuminato dal sole.
L’ULTIMO SALUTO. Volevano esserci in tanti, volevano esserci tutti ieri a salutare per l’ultima volta Tonino Durante (55 anni), Gian Mauro Frabotta (31), Gianmarco Degni (26) e Valeria Mella (25). Da quando quella domenica del 24 gennaio sono partite le ricerche sul Velino, dove i quattro erano saliti per un’escursione, tutti sono stati con il fiato sospeso e hanno pregato e sperato che i soccorritori li riportassero giù. È stata disposta, però, una cerimonia ad accesso limitato che ha visto aprire le porte della cattedrale solo ai familiari e agli amici. A presiederla il vescovo, monsignor Pietro Santoro, con i sacerdoti di Avezzano. Polizia locale, Protezione civile, Croce rossa e Misericordia hanno controllato gli accessi e fatto rispettare le norme anti-Covid. Una cerimonia composta e silenziosa, interrotta solo da qualche singhiozzo delle giovani amiche dei ragazzi che non sono riuscite a trattenere le lacrime. A un passo dall’altare le bare dei quattro escursionisti e le loro foto. Tonino e Gianmarco ritratti in montagna, Valeria e Gian Mauro con il loro sorriso che illuminava tutti. Davanti le famiglie. I genitori, i fratelli, le sorelle e tutti quelli che li hanno visti crescere. Lo sguardo era verso quelle foto e quelle bare coperte di fiori e di messaggi di affetto. A un lato un grande cartellone con i disegni dei bambini per i quali loro quattro sono già delle stelle. CI RIVEDREMO. «In primavera lungo Valle Majelama si scioglieranno le nevi e spunteranno i fiori. Quanti torneranno sul Velino dovranno guardare quei fiori e portare alla mente i vostri sorrisi. Valeria, Gianmarco, Gian Mauro, Tonino: ci rivedremo». Nelle parole del vescovo Santoro si percepisce tutta la sua emozione. «Voi quatto siete stati cercatori di meraviglie, di bellezza lungo i sentieri del Velino», ricorda nell’omelia guardando le famiglie, «non vi siete fermati e avete continuato il viaggio lungo i sentieri infiniti dell’eternità. Ci sono e ci saranno le spiegazioni della scienza sulle dinamiche dell’evento ma rimangono lancinanti i nostri perché e non abbiamo paura di rivolgerli al Signore».
GLI ABBRACCI CONDIVISI. La messa scorre veloce tra un canto del coro, animato anche da suor Carla Venditti alla chitarra, e la preghiera condivisa dei tanti sacerdoti presenti. Mauro Frabotta e Maddalena Stasio si tengono per mano e continuano a fissare la bara di Gian Mauro. Qualcuno da dietro gli poggia una mano su una spalla come a fargli forza. La mamma di Valeria, Gianna Pittiglio, poggia la testa sulla spalla del marito Vincenzo Mella (sottufficiale dei carabinieri) che non smette di guardare la foto della sua ragazza, impassibile. Quando poi il violinista Stefano Camilli suona “Aleluya” si lascia andare e abbraccia forte la moglie e la figlia, senza fermarsi. Al termine della cerimonia ognuno rimane al suo posto, senza muoversi. Michele Durante cerca di consolare la figlia in lacrime per la scomparsa dello zio. Il papà e la mamma di Gianmarco, Memmo e Tonina Garbuglia, si fanno forza stringendosi a vicenda mentre il figlio Leonardo si alza e va a consolare i genitori di Valeria. Una commozione pacata e una sofferenza maturata in giorni e giorni di “perché” rimasti senza risposta. «Dobbiamo insieme coltivare nella loro memoria un segno di futuro e speranza», sottolinea il sindaco Gianni Di Pangrazio, «questi nomi sono stati scritti per sempre nella vita e nella storia della Marsica e dell’Abruzzo». Un amico legge una poesia, mentre don Adriano Principe una dedica di Gian Mauro alla mamma: «Vedo la mia stella nel cielo e la voglio raggiungere, mai mi arrenderò all’idea di non essere abbastanza per raggiungere un obiettivo».
I SOCCORRITORI. Quando la cattedrale è ormai semivuota gli uomini del soccorso alpino, della finanza, dei vigili del fuoco, dell’esercito, della protezione civile, e con loro carabinieri e agenti di polizia si avvicinano alle bare e chiedono di poterle accompagnare fuori. Le famiglie li guardano ancora una volta commossi e acconsentono. Qualcuno si avvicina alle mamme e ai papà per salutarli. Il comandante della compagnia di Tagliacozzo, Silvia Gobbini, stringe con affetto il collega Mella, mentre il papà di Gianmarco prende la foto del figlio e la tiene stretta a sé.
IL SALUTO DELLA CITTÀ. Un lungo rosario di palloncini e la canzone dei Coldplay accolgono i feretri all’uscita. Un applauso senza fine li saluta mentre in aria volano le stelle colorate. I genitori si guardano intorno, frastornati, e con lo sguardo ringraziano tutti. I Durante vanno a piedi fin davanti al negozio dove ad accoglierli ci sono centinaia di amici. Dopo poco li raggiungono anche i genitori di Valeria tra gli applausi e le lacrime. Lungo il tragitto tanti striscioni: «Quando ormai si vola non si può cadere più», «Che sia sempre il sorriso a condurvi sulle cime più alte», «Grande passione, brutale destino. Buon viaggio angeli del Velino». Mamma Maddalena sistema i fiori sulla bara del suo Gian Mauro e poi insieme al papà l’accarezza e la bacia. Quando passano davanti al loro negozio in piazza Cavour, diretti verso il cimitero, li accolgono con palloncini e applausi. Così la città saluta tutti e quattro per l’ultima volta.
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