«La città è terremotata, ma noi siamo stati abbandonati»
«Ammetto che, se le cose non inizieranno a cambiare in tempi brevissimi, io sarò una delle persone che abbandoneranno questa città, seppur lasciando il cuore all’Aquila». In poche ore ha fatto il...
«Ammetto che, se le cose non inizieranno a cambiare in tempi brevissimi, io sarò una delle persone che abbandoneranno questa città, seppur lasciando il cuore all’Aquila». In poche ore ha fatto il giro dei social una lunga nota di una studentessa dell’Ateneo del capoluogo pubblicata sulla pagina Facebook “Spotted Univaq” dopo i terremoti dello scorso 18 gennaio. Questi solo alcuni passaggi: «Studio all’Aquila da tanti anni. C’ero nell’aprile 2009. C’ero nel febbraio 2012, quando una lunga nevicata bloccò la città. Non si può negare che le condizioni di noi studenti dell’Univaq, a partire dal 2009, siano diventate particolari. Ci siamo dovuti adattare a una situazione universitaria di non normalità, chi con più sforzi, chi con meno sforzi. Molti di noi hanno avuto bisogno di tanto aiuto per superare i traumi che questa tragedia ci ha lasciato. Tragedia che resterà comunque sempre scolpita nei nostri cuori. I servizi offerti dall’Università, a partire da quella data, ad ora, ahimé, sono ancora quelli che una città terremotata può permettersi. Ci vogliamo bene qui, nonostante tutto, stiamo bene. Questo però, e lo dico con il cuore in mano, non basta. Siamo stati abbandonati da chi dovrebbe tutelarci. Gli studenti, all’Aquila, anche nelle tragedie, sono soli. Ora, lasciando da parte il dibattito su quanto sia giusto abbandonare L’Aquila in seguito ai recenti eventi, domandiamoci invece se sia o meno il caso di abbandonare un’Università che ci ha già abbandonato. Sembriamo fidanzati che non si rassegnano all’idea di essere stati lasciati».

