La comunicazione vista con gli occhi dei ragazzi

22 Gennaio 2020

Il parroco di Antrosano don Allegritti e i giornalisti del Centro al liceo Croce per parlare di informazione e del linguaggio social utilizzato dai giovani 

AVEZZANO. La comunicazione a 360 gradi entra al liceo Croce e rapisce l’attenzione degli studenti. Come cambia il modo di comunicare una notizia di cronaca, una catastrofe o un passo del Vangelo? Lo hanno spiegato ieri gli ospiti della tavola rotonda “La comunicazione” organizzata nell’ambito della “Settimana del liceo Croce”. A spiegarlo sono arrivati “gli operai” del settore, coloro che ogni giorno lavorano per muovere quegli ingranaggi e fare arrivare le notizie alle persone. Sotto la regia del dirigente scolastico, Attilio D’Onofrio e del professor Maurizio Cicchetti hanno portato la loro testimonianza i giornalisti del quotidiano “il Centro” Domenico Ranieri e Giustino Parisse e il parroco di Antrosano, don Antonello Allegritti.
«I dati sull’editoria sono allarmanti per questo è evidente che a sopravvivere saranno i giornali con una storia e una tradizione alle spalle», ha spiegato Parisse, «sulle inchieste oggi c’è un po’ troppa retorica. In passato ne sono state fatte tante e importati, ma si tratta di un altro tipo di giornalismo. Oggi un giornale locale non può permettersi di inviare un giornalista per un mese in un posto a seguire un caso specifico».
Sull'operato dei giornalisti e sull’attività delle redazioni si è concentrato anche Ranieri che, dopo aver fatto un breve sondaggio sui giornali letti dagli studenti in sala, ha spiegato come si arriva dalla notizia all’articolo di giornale. «Quando si viene a conoscenza di una notizia il giornale inizia una serie di verifiche e approfondimenti per presentarla al meglio ai lettori», ha evidenziato, «oggi le notizie rimbalzano sui social e vi arrivano senza che voi ve ne accorgiate, ma bisogna avere la capacità di valutare la fonte perché la credibilità di un giornale, e quindi di un giornalista, è fatta di tanti tasselli: nomi, luoghi, date e altro». Comunicatore su un altro fronte ma sempre pronto a parlare ai giovani don Antonio Allegritti, responsabile della pastorale giovanile diocesana.
«Oggi non ci innamoriamo di quello che ci dice una persona ma di quello che è», ha precisato rivolgendosi ai giovani, «i libri non li leggiamo, ma le immagini le guardiamo. L’istituzione ecclesiastica ha appesantito il Vangelo, ma la figura di Gesù è particolarmente fresca. Credo che bisogna parlare la lingua che la gente sa parlare. Ci sono tanti sacerdoti che parlano ai ragazzi anche tramite i social con un approccio nuovo al Vangelo e a Gesù». Alta l’attenzione dei ragazzi da un lato curiosi di conoscere i sistemi della comunicazione, dall’altro critici verso un mondo che fatica ad avvicinarsi a loro. «Il rifiuto verso i giornali spesso dipende anche dal modo in cui vengono presentate le notizie», ha affermato Alessandra Di Mizio, studentessa del liceo, «spesso c’è un linguaggio non adatto a noi giovani. Credo sia importante parlare un’altra lingua per conquistarci».
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