La conta dei danni dell’allagamento: «Mobili da buttare»

Protesta da viale Croce rossa: «Mezzo metro d’acqua in casa» Nel mirino dei residenti i lavori ai marciapiedi in viale Corrado IV
L’AQUILA. «Sono 50 anni che mia madre abita qui, e un allagamento come quello dello scorso 8 giugno non era mai successo». Paola Lattanzi mostra il segno dell’acqua nell’abitazione della madre, in viale della Croce Rossa. Dal palmare escono le foto dell’inondazione dell’8 giugno scorso, quando un acquazzone ha messo in ginocchio mezza città, con gravi allagamenti nella zona di viale della Croce rossa e di Pile.
«Una cosa incredibile», continua Paola. «L’acqua risaliva da una grata al centro del giardino, arrivando fino a un’altezza di circa 70 centimetri». Le foto testimoniano quello che è accaduto nella casa: il tavolo del giardino quasi completamente ricoperto dall’acqua, i mobili immersi, e poi quel fango nero che ha sporcato tutto. «Fango? Chissà se è davvero fango, secondo noi è ben altro». Nella rimessa posta un po’ più in alto, sono stati accatastati i mobili nel tentativo di farli asciugare. «Sta andando tutto a male», conferma Lattanzi, «mobili, divani, sedie e tavoli. Rischiamo di dover buttare tutto».
Lo scorso 8 giugno, quando l’acqua portata da un forte acquazzone ha allagato il BricoIo, una palestra e numerose attività nella zona artigianale di Pile, in molti hanno notato come una cosa del genere non si vedesse da tempo. «In effetti», spiega Lattanzi, «mia madre vive qui da 50 anni, e un’inondazione del genere non si era mai vista». Sotto accusa i lavori su viale Corrado IV che secondo molti hanno cambiato il naturale corso delle acque piovane. «Le cose sono cambiate radicalmente da quando è stato rifatto il marciapiede di fronte, su viale della Croce Rossa», prosegue la cittadina. «Tre anni fa l’acqua che usciva dalla fogna in giardino aveva raggiunto i 15 centimetri, poi i 20, l’ultima volta in giardino avevamo quasi un metro di liquami. Mia madre non può correre, è costretta a muoversi aiutandosi con le stampelle. E adesso noi abbiamo paura.Si parla del progetto Italia sicura, con finanziamenti corposi proprio per prevenire problemi come questi. Chiediamo un intervento rapido e trasparente. I pericoli e i danni si possono prevenire, che si intervenga, e che lo si faccia in fretta».
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