La destra cavalca il disagio delle frazioni dimenticate

30 Gennaio 2015

Opposizione all’attacco della giunta Cialente sulla ripartizione dei fondi «L’Aquila fa la parte del leone, al circondario stanno toccando le briciole»

L’AQUILA. Nelle piazze delle frazioni, i cui palazzi sono retti dai puntellamenti, la domenica mattina si aggirano soltanto pochi anziani. Come succede a Paganica, una delle frazioni più popolose ed estese delle 67 che costituiscono il territorio comunale dell’Aquila, dove, in quella che era la piazza centrale, trovi a parlare del più e del meno i soliti pensionati che non rinunciano a vecchie abitudini. Anche se si tratta di discutere in piedi, davanti all’insegna storta di un ex bar gelateria ancora da ristrutturare. E il rischio che i centri storici delle frazioni aquilane restino spopolati è reale.

A denunciarlo sono i consiglieri d’opposizone del centrodestra Daniele Ferella di «Tutti per L’Aquila», Luigi D’Eramo di «Prospettiva 2022», Giorgio De Matteis ed Emanuele Imprudente dell’«Aquila città aperta», che con in mano i dati provenienti da un accesso agli atti, hanno denunciato l’inerzia dell’amministrazione comunale (e dell’intera governance della ricostruzione) nei confronti della rinascita dei borghi che pure, tutti insieme, costituiscono l’anima della città.

«A quanto pare esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B», ha detto Ferella, che già la settimana scorsa si è fatto promotore di una delibera di giunta con la quale ha chiesto l’istituzione di un’area «a breve» dalla quale iniziare la ricostruzione del centro storico di Paganica.

«L’amministrazione comunale non sta rispettando il cronoprogramma degli interventi», ha aggiunto, «che prevede l’erogazione del 60% dei fondi all’Aquila e il restante 40 alle frazioni. Invece siamo al punto che anche nel 2014 alla città sono andate, su un totale di 368 milioni erogati, il 94,2% delle risorse, e solo 20 milioni sono stati destinati alle frazioni. Siamo fermi nel complesso al 5%».

Una situazione che si traduce in spopolamento (già almeno 111 i proprietari che hanno fatto richiesta di ricostruire le loro abitazioni in luoghi diversi dalle frazioni, mentre nel complesso, all’Aquila, manca all’appello qualche migliaio di persone), in malcontento che «rischia di degenerare in un punto di non ritorno», come ha detto Imprudente, e in fallimento di decine di piccole imprese che hanno sede e bacino di utenza proprio nelle frazioni. Ferella ha parlato, senza timore di essere smentito, della possibilità che «massimo entro il prossimo anno l’80% di queste imprese chiuderanno».

In sostanza per i consiglieri di centrodestra l’amministrazione comunale «non sta rispettando le delibera 122, con cui vengono stabilite le priorità della ricostruzione».

Dov’è il problema? «Probabilmente», ha spiegato Ferella, «nei 20 milioni sono inclusi anche 650mila euro per il quartiere di Pettino, che non ha il centro storico, e fondi alle frazioni di Assergi, Aragno, Monticchio, Foce di Sassa, che non sono individuate come prioritarie. Evidentemente è il risultato di vecchie procedure o delle conseguenze di ricorsi al Tar vinti dai proprietari».

Anche per De Matteis e D’Eramo (entrambi hanno di nuovo duramente criticato la legge regionale per L’Aquila capoluogo, che «viola lo Statuto della Regione Abruzzo») urge «un cambio di tendenza, perché la situazione è agli sgoccioli della sostenibilità».

Marianna Gianforte

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