La disperata caccia ai nuovi clienti

5 Dicembre 2017

I negozianti: lo shopping natalizio può aiutare a risollevarci

L'AQUILA. I tacchi di Sabrina Di Cosimo – piuttosto impegnativi per la pavimentazione del corso stretto – scorrono quasi in silenzio sull'asfalto sconnesso.
Il rumore dei passi è poco o nulla in confronto a quello di frullini, trapani e levigatrici, accesi quasi a ciclo continuo nei vari cantieri dell'asse centrale. Dalla sua prospettiva, la giovane donna assessore alla Cultura non può farci caso, ma un gruppo di operai all'angolo di piazza Regina Margherita improvvisa una pausa per accompagnare il suo passaggio con commenti che non vale la pena di riportare.
Da una parte una transenna semi-divelta, dall'altra brecciolino e ghiaia a bloccare l'accesso a un vicolo. Chi vive o lavora da queste parti è abituato a cambiare strada anche ogni settimana. La giornata volge al tramonto e il corso si fa buio. «L'altra sera sembrava di essere a Beirut», spiega Pierluigi De Matteis, da due mesi alla guida del bar Olimpia, riaperto nei locali del vecchio cinema su corso Vittorio Emanuele. Commercianti e residenti hanno appena costituito un’associazione ad hoc per tutelare i loro diritti. «Zero illuminazione e pioggia battente, con centro semivuoto». Stessa sensazione da parte di Michela Lazzerini, la cui boutique di caffè e dolciumi, a ridosso della Fontana Luminosa, potrebbe essere una tappa ideale in un percorso multi-sensoriale verso il Natale. Ma nel centro, di strenna natalizia se ne vede ben poca. Solo l'edicolante di piazza Battaglione degli alpini ha messo su delle luci a tema, ma per luminarie e decorazioni è meglio ripassare. Sabato scorso, tuttavia, si è respirata un'atmosfera inedita.
«Abbiamo visto tante famiglie di fuori muoversi di fuori su e giù per il centro», spiega la signora Lazzerini, «purtroppo, però, tanti aquilani preferiscono passeggiare dentro i centri commerciali. Speriamo che il bando Fare centro e questo nuovo sodalizio tra gli esercenti possano cambiare un po' le carte in tavola».
Ciononostante, il passeggio è reso più vivace dalle tante vetrine illuminate. Non solo locali notturni, ma anche profumerie “self service”, enoteche, copisterie, studi fotografici, ingegneristici o di comunicazione, bookstore e negozi di dischi, come il Polarville o Soundgarden, insegne cult di un'altra epoca.
Il numero dei muratori è in calo, come viene registrato nelle attività che li ospitano a mangiare, tra cui il bar Castello e il Nero Caffè.
«I lavori ai sottoservizi finalmente ci danno tregua», valuta Luca Ciuffetelli del bar del Corso, «da due o tre giorni la fotografia è cambiata». Gli fanno eco Marco Valloni e Silvia Leoncini che gestiscono “Rust”, negozio di abbigliamento in corso Umberto, accanto alla bottega del Gigante, sinergia di gusti anche questa di nuova apertura. Più avanti sul corso, lo sbarramento dei lavori ti fa riscoprire via Marrelli o via Accursio. Certo, i veri affari si faranno quando si potrà contare sul rientro in sede di qualche ufficio pubblico. Per adesso è ancora difficile trovare un bancomat . E, se vuoi berci sopra, devi pagare in contanti, quasi ovunque (ristoranti a parte). A proposito di bicchieri, da una porta socchiusa si intravedono i vecchi ambienti del Boss che torneranno operativi nel giro di qualche mese.
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