La frustata di ActionAid: troppi ritardi

Il presidente De Ponte: ricostruzione con poca trasparenza e scarso coinvolgimento degli enti locali
L’AQUILA. «Ritorno a scuola tra incertezze e ritardi nelle regioni colpite dal terremoto: ancora troppi i punti da chiarire sulle risorse effettivamente a disposizione e sull’effettiva agibilità degli edifici scolastici che si apprestano ad accogliere gli studenti di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria». A fare il quadro della situazione è ActionAid, che lancia un appello a governo ed enti locali affinché facciano maggiore chiarezza sulle risorse disponibili e si mettano all’ascolto della cittadinanza. «Nelle ordinanze del Commissario straordinario specifiche sulla ricostruzione, il governo ha previsto 72 scuole di nuova costruzione nelle quattro regioni colpite dalle scosse (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria), mentre per altre 40 sono in programma interventi per adeguare, completare, migliorare o ampliare le strutture» spiega l’organizzazione. «Dall’analisi della documentazione resa pubblica, non è tuttavia possibile capire quando gli studenti potranno tornare in edifici non provvisori». Nel cratere aquilano, dove ActionAid è presente dal 2009, ancora sono tante le domande senza risposta secondo l’organizzazione. «A oggi nessun progetto di ricostruzione delle scuole pubbliche è partito e migliaia di ragazzi riprenderanno le lezioni per il nono anno consecutivo in strutture temporanee», continuano. «La struttura che ospita il maggiore liceo della città (oltre 1.000 studenti) viene dichiarata inagibile e gli studenti divisi in tre differenti plessi, mentre mancano le verifiche di vulnerabilità in altre strutture di competenza comunale e provinciale».
Infine Actionaid lamenta poca trasparenza in tal senso: «Ad oggi», dichiara Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid Italia, «non sappiamo ancora quante sono le risorse totali messe in campo grazie alle donazioni, ai fondi pubblici e a quelli privati. La ricostruzione procede con passo incerto, troppi ritardi, poca trasparenza e scarso coinvolgimento delle comunità locali».
Infine, si sottolinea come «nel complesso, la gestione della ricostruzione appare piuttosto accentrata: le decisioni sono prese dal commissario straordinario e dai governatori delle quattro regioni colpite, in qualità di vicecommissari per la ricostruzione, senza un reale coinvolgimento delle comunità locali».
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