La “guerra” delle Fettuccine alla Nicola
Gli eredi: la ricetta è nostra, nessuno può usarla. La nuova azienda: nome e ingredienti sono diversi
SULMONA. «Nessuno finora ha avuto autorizzazioni o un semplice consenso ad usare la nostra ricetta, che non è stata più riproposta dall’epoca della chiusura del ristorante nel 2006».È guerra sulle Fettuccine alla Nicola, quelle che hanno deliziato il palato di intere generazioni sulmonesi che fino al 2006, quando l’attività è cessata, hanno frequentato il ristorante Italia di Piazza XX Settembre di Nicola Pavia. Ad innescare la miccia l’annuncio della prossima apertura a Sulmona di una fabbrica di salse per primi piatti, tra le quali una che si ispirerebbe alla famosa ricetta custodita dalla famiglia Pavia. A rivendicare la paternità del piatto più apprezzato dello chef sulmonese originario di Villa Santa Maria, il nipote Luigi Pagliaro, il quale precisa «di essere l’unico legittimato alla conservazione della ricetta del nonno. La ricetta delle “Fettuccine alla Nicola”, denominate da alcuni anche “Tagliatelle alla Nicola”, spiega l’erede, «non è quella riportata da un articolo pubblicato sul Centro dove si annuncia l’apertura di un nuovo stabilimento di salse». Ma anche il titolare della nuova azienda, che si appresta ad aprire i battenti alla fine del mese, sembra essere d’accordo con Pagliaro. «La nostra salsa si ispira soltanto all’antica ricetta ma non è assolutamente la stessa», spiega l’imprenditore Mauro Tirimacco. «Diversi sono gli ingredienti come diverso è il nome». Si chiama “Antica”, la nuova salsa che sarà prodotta nello stabilimento di via delle Industrie, insieme ad altre cinque, tra cui quelle per vegetariani e per vegani. La salsa che ha da sempre condito le “Tagliatelle alla Nicola” rimane, invece, un segreto custodito gelosamente dalla famiglia Pavia. Una famiglia che ha gestito per tanti anni lo storico locale di piazza XX Settembre, meta anche di personaggi illustri del mondo dello spettacolo, della politica e dell’arte. Ma non solo. Il nazista Albert Kesselring, comandante in capo delle truppe tedesche nello scacchiere dell’Europa meridional, il 30 maggio del 1944 riunì i suoi ufficiali proprio al ristorante Italia. Gli alleati vennero a saperlo e nel tentativo di colpire Kesselring e i suoi fedelissimi finirono per sganciare bombe su piazza Garibaldi provocando la morte di 52 civili.
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