La lotta dei genitori-coraggio per riportare il bambino a scuola

Trascinato via da un istituto ad aprile e allontanato dalla madre di Avezzano: «Giù le mani» Si sollecita una decisione di un giudice perché da sei mesi vige un affidamento provvisorio a degli zii
AVEZZANO. Sono andate fino all’Aquila per manifestare davanti al Tribunale per i minorenni e invocare tempi certi della giustizia affinché il bambino di 8 anni prelevato tra grida e pianti davanti alla scuola Sacro Cuore di Avezzano torni presto a casa con la madre e in classe con i suoi compagni. “Giù le mani dal nostro bambino”, lo slogan riportato su uno striscione circondato da altri cartelli di protesta.
Dal 12 aprile, quando il bambino fu portato via e affidato agli zii paterni che vivono in una regione del nord Italia, sulla vicenda ci sono state tante iniziative di protesta, mediatiche e anche legali, con la mobilitazione di una ventina di genitori che hanno inviato un esposto a tutti gli organismi coinvolti, tra cui il presidente del tribunale per i minorenni. Ma niente si è mosso e nonostante le consulenze psichiatriche a cui è stata sottoposta la mamma abbiano accertato le capacità della donna il bambino è ancora affidato agli zii. Dopo sei mesi, infatti, ancora vige un provvedimento provvisorio. Da qui la manifestazione davanti al Tribunale per i minorenni. Alle 10 il corteo è partito dalla rotonda di via Strinella ed è arrivato nel piazzale davanti alla struttura giudiziaria. È stato organizzato da alcune mamme della scuola di Avezzano che chiedono certezze sulla vicenda che ha sollevato perplessità in città tra i genitori, dando vita a iniziative tra cui il coinvolgimento di organi nazionali. Era presente alla manifestazione anche il presidente del movimento Più Italia, Fabrizio Pignalberi. «Vogliamo fare un appello al giudice e al presidente del tribunale», ha affermato, «affinché questi incartamenti vengano verificati insieme alle relazioni rilasciate dai consulenti che confermano che la signora sta bene. La mamma è stata sottoposta a dei controlli con esiti che l’hanno giudicata positivamente. Non vogliamo discriminare il lavoro del giudice, ma il fascicolo va verificato meglio. È un po’ anomalo che a distanza di un mese mi ritrovo un’altra volta in questa piazza per una altro caso anomalo. Ci vuole più attenzione in queste cose perché stiamo parlando di bambini che vanno difesi sì dai genitori, ma anche dalla giustizia. Per quale motivo», ha concluso Pignalberi, «la mamma si deve privare di questo bambino, nonostante i risultati, e lo deve vedere in una stanza di quattro metri quadrati davanti a telecamere di videosorveglianza a tre ore e mezzo da casa?». Ora si attende la decisione del giudice, che arriverà il 6 novembre prossimo. I genitori infatti si sono detti «molto preoccupati per la terribile situazione che sta vivendo il bambino».
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