La lotta di mamma Erina: «Basta stragi sulle strade»

24 Novembre 2022

Nel 2020 perse suo figlio, aveva 22 anni: «Me l’hanno assassinato, ora sopravvivo Basta rinvii, il Comune deve attivare un tavolo urgente e discutere di sicurezza»

L’AQUILA. La ferita che si riapre, la rabbia che riprende a circolare. «La mente è tornata a quella notte, quando gli amici di mio figlio ci bussarono alla porta per dirci che c’era stato un incidente e che lui era stato portato in ospedale. E poi alla mattina dopo, quando mi dissero che in realtà non ce l’aveva fatta, era morto sul colpo. Io la verità l’avevo già capita. Ma è in quel momento che mi è crollato il mondo addosso. Da lì ho cominciato a sopravvivere, così mio marito. Sopravvivevamo solo perché era nostro compito farlo per l’altra figlia, che allora aveva dieci anni». È con la voce tremante di dolore, che Erina Panepucci, attivista aquilana dei familiari delle vittime stradali, torna a parlare della tragica notte del 2005 in cui perse la vita a 22 anni suo figlio, Gianmarco Magnifico, travolto da un’auto a folle velocità che trascinò per centinaia di metri il mezzo in cui si trovava con un suo amico.
La voce è tremante anche per la rabbia. «Mio figlio è stato assassinato, ma chi lo ha travolto a oltre 150 all’ora dove il limite era 50, ha avuto soltanto un anno di reclusione con la condizionale e la sospensione di otto mesi della patente. Allora ho deciso di rimboccarmi le maniche e tentare di cambiare le cose. Per dieci anni ci siamo battuti per ottenere il reato di omicidio stradale, ci siamo riusciti, ma non sembra essere cambiato nulla», continua, «martedì, solo poche ore prima dell’incidente di Pizzoli, eravamo con gli studenti e con le forze dell’ordine nell’incontro sulla sicurezza, in occasione della Giornata mondiale delle vittime della strada. C’era anche il vicecapo della polizia ed ex questore all’Aquila, Vittorio Rizzi, che ci diceva come le battaglie aquilane erano diventate iniziative e progetti nazionali. C’era entusiasmo, c’erano buone speranze. Siamo andati a dormire, ci siamo risvegliati con un altro incidente mortale vicino L’Aquila, un’altra tragedia immane. Il coltello ha cominciato a girare nella piaga. Sono tornati dolore e sconforto».
Ma alla battaglia non rinuncia: «Sono arrabbiatissima per il tempo che le istituzioni – e metto in testa il Comune dell’Aquila – hanno perso finora. Non si può continuare a morire sulla strada per l’irresponsabilità di chi guida e calpesta le più banali regole. Mentre è frustrante vedere chi non si batte per cambiare le cose. Il mio non è un atto di accusa, ma pretendo che venga immediatamente, e senza ulteriori rinvii, istituito un tavolo urgente sulla sicurezza stradale all’Aquila. Devono essere coinvolti tutti i Comuni del comprensorio e tutte le autorità interessate, dall’Anas alla Regione e alla Provincia, passando per le forze dell’ordine, la Asl e le associazioni. Mi rendo disponibile a offrire il mio supporto, ma ognuno deve adoperarsi e fare la propria parte».
Panepucci propone anche una base su cui partire per lavorare a un piano strategico per la sicurezza stradale: il progetto David realizzato a Firenze. Si tratta di un complesso programma che prevede l’ottimizzazione della raccolta dati, l’intensificazione dei controlli, campagne per la consapevolezza dei guidatori verso il rispetto delle regole, la progettazione di infrastrutture con nuove tecnologie per garantire la sicurezza stradale e il miglioramento dell’assistenza post-incidente anche con il supporto alle famiglie. Il dibattito ora deve ripartire. (l.t.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.