La Mancinelli si difende: «Quella tangente non esiste»

L’AQUILA. Nel tardo pomeriggio di ieri si sono conclusi tutti gli interrogatori nell’ambito dell’indagine della squadra Mobile denominata «Betrayal». I giudici, dopo che in mattinata era stato...
L’AQUILA. Nel tardo pomeriggio di ieri si sono conclusi tutti gli interrogatori nell’ambito dell’indagine della squadra Mobiledenominata «Betrayal».
I giudici, dopo che in mattinata era stato ascoltato il compagno di lei, che è solo indagato, Enzo Altorio, hanno sentito anche Alessandra Mancinelli, funzionaria Mibac, la cui posizione sembra essere quella più difficile visto che la 56enne avezzanese è in carcere.
Molto di questa indagine ruota sulla presunta mazzetta da lei intascata in un ristorante di Carsoli. La donna, assistita dagli avvocati Franco Colucci e Mario Flammini, ha negato che la consegna di una busta filmata dalla polizia fosse una tangente ma riguardava ben altri rapporti di lavoro tutt’altro che illeciti che aveva con l’ingegnere Luciano Maerchetti. L’interrogatorio è durato circa un’ora e ha toccato anche altri aspetti. Comunque i legali della donna hanno chiesto la revoca o quantomeno l’attenuazione della misura cautelare. Presentato anche per questa posizione un ricorso al Riesame.
Ieri in tribunale anche Patrizio Cricchi, imprenditore ai domiciliari nell’ambito dell'inchiesta. Accompagnato dai legali Stefano Marrocco di Rieti e Alessandro Gaeta di Roma, Cricchi si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Lungo interrogatorio, ieri pomeriggio, anche per l’imprenditore Nunzio Massimo Vinci. Il suo avvocato, Stefano Rossi, ha sostenuto che il suo assistito ha chiarito la sua posizione. Cricchi, insieme alla Mancinelli, è ancora in cella in quanto accusato di corruzione, il reato più grave tra quelli contestati a tutti gli accusati. Restano le diversità di posizione tra le parti ma una svolta all’esito delle indagini potrà essere rappresentata dalle decisioni che prenderà il Riesame la prossima settimana.
(g.g.)
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