la memoria
l’incontro Riemergono i ricordi della scuola che fu Di sbieco rispetto alla mia posizione sulla trequarti, volgendomi le spalle, all’interno di un centro di alimentari, in periferia: sembra lei; poi...
l’incontro
Riemergono i ricordi
della scuola che fu
Di sbieco rispetto alla mia posizione sulla trequarti, volgendomi le spalle, all’interno di un centro di alimentari, in periferia: sembra lei; poi due suoi gesti captati da tergo agitano la mia memoria:è proprio lei, mia compagna di scuola media superiore, tanti lustri fa...Ci guardiamo; lo scatto all’abbraccio parte contemporaneo e repentino: “come va, chiede”, rispondo in puro dialetto: “...me so fattu rossu assa’!” Replica, in identico idioma, con dire cantilenante vagamente nasale “...se sapissi ihh, me … “. Coetanea perciò, intelligente e fattiva, poco loquace, sovente con umori distaccati ed ironici, quasi sempre appropriati, con andatura del dire alquanto rapsodica. L’incontro, imprevedibile, ma foriero di risultati opimi, perché, quasi d’incanto, schiude l’uscio ad ambientazioni d’allora: mi pare di riudire le voci della classe, i timbri tipici di ciascuno ancor prima dei volti: una sorta di magia mnemonica, un salto all’indietro nel tempo, fino a raggiungere la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso: altre primavere, altri costumi con altri contegni, altri sapori! Ecco, allora, il professore di italiano e di storia – uomo di grande dirittura e di molti saperi, versatile ma fermo nel rapporto con i discenti- il quale, entrando un giorno in classe, trovò scritto, sulla lavagna, accanto al suo cognome, il termine “fesso”; non si scompose sedendo in cattedra con fare fermo, più con candore che con cipiglio, esclamò: “... chi ha scritto il suo nome accanto al mio?”. Assai compreso nel ruolo che disimpegnava, s’adoperava nel preparare gli allievi con l’obiettivo fissato ben oltre i banchi di scuola; insomma, un educatore consapevole ed accorto, sensibile verso gli studenti, tuttavia senza accondiscendenza alcuna. Un tema in classe, con la sua intitolazione peculiare e significante, ne segna la tipologia distintiva: “Commenti sui polli di Renzo nel terzo capitolo dei Promessi Sposi”; si raccomandò di non limitarsi ad insistere solo sulla figura inquieta del vettore dei polli, il disilluso Renzo, ma anche – e di più- su quanto precede e su quanto segue quello specifico particolare. Ricordo bene il professore di ragioneria, didatta squisito, severo ma giusto, il quale, di fronte alle osservazioni di un compagno di classe, notoriamente capace, circa la soluzione di un complesso quesito tecnico oggetto di una prova in aula, non esitò a riconoscere che la soluzione adottata dal discepolo risultava più geniale ed acconcia, con conseguente innalzamento, seduta stante, del voto assegnato. Non basta: il professore trasse spunto per arguire la morale dell’episodio: da un canto lodò la sagacia interpretativa e risolutiva del discente, dall’altro la disponibilità, puntuale anche da una cattedra, di riconoscere, come nella circostanza, i meriti di un allievo qualificato. Ci ammonì di conservare giusta memoria di quanto era avvenuto e di trarne ammaestramento anche nel corso della vita. L’insegnante di economia politica era un uomo ben dotato in parecchie discipline. S’impegnò sulla lezione su Ferdinando Lassalle e sulla teoria denominata «Legge bronzea del salario». Il salario, allora (prima metà dell’Ottocento) non era ancora considerato quale componente – insieme con altre – dei costi necessari all’ottenimento del prodotto o lo era, al meglio, in termini di mera e scadente sopravvivenza del lavoratore. Così restando le cose, la miseria della «massa lavoro» continuava a permanere o a crescere. In altri termini il «fattore lavoro», in tutto o in parte cospicua, finiva nella disponibilità dell’imprenditore. Ma quel che c’era da osservare – così come postulava Lassalle fin d’allora- risiedeva nel fatto che, col permanere o col crescere della miseria, ristagnava e diminuiva anche la libertà del lavoratore. E non mi pare – non ricordo – che sin d’allora (da studente) riuscissi a percepire quest’ultimo rilevante concetto. Sembra di essere prossimi a certe posizioni di oggi formulate da Amartia Sen. Lassalle fu personaggio ostinato nel pensiero e nello studio, che estese in più campi. Conobbe Marx, fu amico di Proudhon e restò sostanzialmente schierato alla sinistra di Hegel. Incontrò Garibaldi a Caprera.
Si interessò alla figura del filosofo Eraclito di Efeso, pubblicando gli studi alla figura stessa riconducibili: quindi trattò, nel solco, la problematica dei contrari e delle conseguenti ripercussioni filosofico-morali. Queste ed altre amenità ha suscitato l’incontro, imprevisto e neppure pensato, con la mia ex compagna di classe.
Giorgio Spezzaferri
operatore culturale

