La prefettura: accelerare i lavori per recuperare chiese e conventi

È quanto emerso nel vertice tra Di Vincenzo, l’arcivescovo D’Angelo e i sindaci dei Comuni del territorio L’obiettivo resta la sistemazione delle strutture, importanti per le opere d’arte e l’aggregazione sociale
L’AQUILA. Una task force per imprimere un’accelerazione negli interventi di recupero del patrimonio ecclesiastico dei Comuni del cratere. È la proposta emersa ieri mattina in un incontro guidato dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo, alla presenza dei sindaci del territorio e di numerosi rappresentanti istituzionali.
A oltre quindici anni dal devastante terremoto del 6 aprile 2009, sono ancora molti infatti gli edifici del patrimonio ecclesiastico nei comuni del cratere aquilano a fare i conti con le profonde ferite inferte dal sisma. Simboli storici e culturali di grande valore per la comunità, chiese, monasteri, conventi e santuari, molti dei quali rappresentano autentici capolavori, gravemente danneggiati o completamente distrutti dalla furia del terremoto. Oggi, la loro rinascita è diventata una sfida cruciale non solo per restituire luoghi di culto ai fedeli, ma anche per preservare un patrimonio artistico e religioso unico.
L’IMPEGNO DEL PREFETTO
Proprio con questo obiettivo, ieri il prefetto Di Vincenzo ha presieduto una riunione sulla ricostruzione degli edifici ecclesiastici dei territori ricadenti nel cratere sismico 2009. All’incontro, convocato per un aggiornamento sulla situazione dei numerosi edifici di culto che ancora attendono un recupero, hanno partecipato molti rappresentanti delle istituzioni, l’arcivescovo dell’Aquila Antonio D’Angelo e i rappresentanti dei Comuni dell’Aquila, Acciano, Capestrano, Caporciano, Castel del Monte, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Navelli, Prata d’Ansidonia, Rocca di Mezzo, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio delle Camere, San’Eusanio forconese, Secinaro, Tione degli Abruzzi e Villa Sant’Angelo.
CHIESE RURALI DIMENTICATE
Molte delle chiese ancora in rovina si trovano infatti proprio nei piccoli centri del cratere sismico. Chiese minori che rimangono chiuse, in balìa del tempo e dell’abbandono. Tra le altre, a breve dovrebbe essere restituita alla comunità la chiesa di Rocca di Mezzo, Santa Maria ad Nives, finanziata con un importo complessivo di 527.000 euro. Il ritardo nella ricostruzione di queste chiese è legato a una serie di problematiche, da quelle economiche a quelle burocratiche.
SEMPLIFICARE LE PRATICHE
«Nel corso della riunione si è fatto un punto della situazione esaminando lo stato di avanzamento progettuale e i diversi punti di criticità rappresentati dai soggetti a vario titolo preposti all’attuazione dei recuperi», spiega la prefettura in una nota. «Gli interventi dei sindaci hanno fatto emergere spunti propositivi e istanze rivolte all’esigenza di semplificazione della complessità delle istruttorie e alla possibilità di condurre in prima persona gli interventi di recupero del patrimonio ecclesiastico ricadente nei loro territori».
I PROGETTI
«L’arcivescovo e i rappresentanti delle Curie, ribadendo l’importanza non solo religiosa, ma anche aggregativa a livello sociale delle chiese interessate, hanno rappresentato l’esigenza di consultazione preventiva in merito ai progetti di recupero, anche per la maggiore velocità in termini procedurali», continua la nota.
LA TASK FORCE
Al termine della riunione è stata condivisa l’esigenza di interessare gli organi centrali al fine di costituire una task force, anche in sinergia con gli Uffici speciali per la ricostruzione e i Comuni, per imprimere una forte accelerazione al recupero del patrimonio ecclesiastico.
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