La preside a Mattarella: «Noi gli unici senza scuola»

L’appello «accorato ma fermo» della dirigente: la sensazione è che questa città sembra non avere la voglia di trovare una soluzione una volta per tutte
L’AQUILA. Un «appello accorato, ma fermo». La dirigente del Convitto nazionale “Domenico Cotugno” dell’Aquila, Serenella Ottaviano, definisce così la richiesta d’attenzione per una «scuola che non ha la scuola», contenuta in una lettera inviata ieri, tra gli altri, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, al prefetto Giuseppe Linardi, al presidente della Regione Luciano D’Alfonso, al presidente della Provincia Angelo Caruso e al sindaco Pierluigi Biondi. «Basta proclami», dice la preside, «di questo passo a chiudere non sarà il Cotugno, ma l’intera città, che sembra non avere voglia di trovare una soluzione».
ESULI IN PATRIA. «Rappresento una comunità professionale educante costituita da studentesse e studenti, docenti, educatori e personale Ata che non ha fissa dimora». Comincia così la lettera della preside. «Molte idee, grandi ed encomiabili parole, confronto e condivisione, a oggi, non hanno ancora portato a una soluzione provvisoria sostenibile e della soluzione “tampone” adottata non si prevede la durata e si ignora quale sia la sede definitiva ipotizzata».
LA POLVERIZZAZIONE. «Riprendiamo le attività educative e didattiche e il delicato e prezioso compito di istruire e formare affrontando tutte le difficoltà che, nei fatti, comporterà questa polverizzazione dell’istituto su molteplici sedi provvisorie che, nostro malgrado, ci ritroviamo a invadere» continua la lettera.
FRA’ GALDINO. «Siamo tutte e tutti consapevoli che il Convitto Cotugno non è l’unico istituto a non avere una sede sicuramente certificata, ma è l’unica scuola a non avere... la scuola!», prosegue, «ed è mortificante e frustrante trovarsi nella condizione di simil questuanti alla fra’ Galdino a perorare scampoli di spazi per garantire almeno la ripresa ordinaria delle lezioni».
LE NON-SOLUZIONI. «Eppure, nel complesso, la sensazione è che questa città sembri non avere la voglia di trovare una soluzione», bacchetta la dirigente. «Tale condizione non può e non dev’essere che provvisoria. Non si può operare al meglio se non si recupera la dignità alla quale tutte e tutti abbiamo diritto».
PROCLAMI STERILI. «Da otto mesi l’istituto è oggetto mediatico di critica e discussione. Da oggi, 11 settembre 2017, vorremmo fossero definitivamente abbandonati i proclami sterili. È improcrastinabile dare seguito a un’azione concreta e tangibile di risoluzione del problema» conclude. «Questo istituto deve rappresentare ed essere – dopo tante inerzie colpevoli – l’esempio virtuoso per la costruzione, non solo di scuole sicure, ma di cittadinanza attiva, consapevole, critica, colta, formata, propositiva, felice, viva! Altrimenti non sarà solo il Cotugno a chiudere (a vantaggio di altre realtà regionali), ma l’intera città».
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