La Procura: «Non è indagato su Rigopiano»

Ecco gli atti chiesti dai familiari e resi pubblici. L’avvocato Margiotta: «Così facciamo chiarezza»
SULMONA. Non c’è alcun collegamento tra il generale Guido Conti e la tragedia di Rigopiano. Lo conferma la Procura di Pescara che esclude qualsiasi coinvolgimento del generale nella triste vicenda che ha portato alla morte di ventinove persone ospiti dell’albergo crollato a seguito di una valanga.
A chiedere chiarezza è stata la figlia 29enne del generale Conti, Maria Anna, quale tramite il legale di famiglia Alessandro Margiotta, ha chiesto alla Procura se il padre risultasse indagato in qualche in chiesta e in particolare in quella di Ricopiano. «Non risultano iscrizioni suscettibili di comunicazione», è stata la risposta del funzionario giudiziario della Procura di Pescara. «Al solo fine di fare chiarezza sulla tragica vicenda», precisa l’avvocato Margiotta, «si rappresenta che il generale Conti non era e non è indagato per le vicende che afferiscono la tragedia di Rigopiano, come risulta dalla documentazione che ci è pervenuta dalla procura della Repubblica di Pescara». Del resto gli atti pubblicati lunedì dal Centro dimostrano che Conti impose, nel suo parere per la costruzione del centro benessere accanto all’hotel della tragedia, tutte le prescrizioni possibili. Ma è stato lo stesso generale, nei due fogli trovati nella sua auto, a scrivere di Rigopiano. In qualità di comandante della Forestale di Pescara, nel 2007, partecipò alla fase autorizzativa dell’ampliamento della Spa dell’albergo. «Ho provato a non pensarci, uno dei motivi che mi ha convinto a lasciare il mio lavoro o a tentare di fare altro o a disinteressarmi di tutto è questo. Ho cercato di non pensarci, di trovare altri stimoli, avventure, progetti, inutile» ha scritto Conti, «non vivo. Vegeto. Facendo finta d’esser vivo. Da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno». (c.l.)

