«La Regione non salvò i ragazzi»

La sentenza del tribunale civile fa emergere oltre 10 anni di mancati interventi sull’edificio crollato
L’AQUILA. La Regione, proprietaria dell’edificio, sapeva da anni delle “criticità strutturali” della Casa dello Studente, ma non ha mai mosso un dito per intervenire a tutela dei ragazzi che ci abitavano.
LA SENTENZA. La sentenza del tribunale civile che ha condannato Regione e Azienda per il diritto allo studio (Adsu) al pagamento di un milione e 200mila euro ai familiari di Hamade Hussein (Michelone) – uno degli 8 ragazzi che hanno perso la vita nella Casa dello studente, crollata la notte del 6 aprile 2009 – riapre una ferita che troppo presto – soprattutto per convenienza politica – è stata messa fra i ricordi. Parliamo dei cosiddetti allarmi inascoltati: una serie di segnali che da oltre 10 anni prima del sisma erano stati lanciati da più parti ma che la città – amministratori pubblici, società civile, massonerie di vario genere, famiglie con rendita allegata al blasone, intellettuali, giornalisti – aveva ignorato e spesso sbertucciato e catalogato come fantasie catastrofiste. La Casa dello studente oltre a essere uno dei simboli della tragedia è anche testimone di come 8 ragazzi, all’Aquila per studiare e coltivare i loro sogni, siano stati di fatto “condannati” a morte a causa di decenni di inerzia e disinteresse.
LE CARTE DEL PROCESSO CIVILE. Fra le carte del processo civile portate all’attenzione del giudice dall’avvocato Wania Della Vigna (che ha rappresentato in giudizio i familiari di Michelone) c’è un elenco impressionante di cose non fatte che ha portato alla conclusione che “la Regione dev’essere ritenuta responsabile del crollo della Casa dello Studente e, di conseguenza della morte degli studenti che vi dimoravano, avendo posto in essere una condotta violatrice di un obbligo di legge, omettendo cioè di attivarsi quando il suo intervento era necessario e indispensabile per evitare il disastro e perdita di giovani vite umane».
GENNAIO 1982. Ma quali sono state le violazioni? Cominciamo dal 15 gennaio 1982 quando viene emanata la legge regionale 13 su “Attuazione del diritto allo studio universitario” che sancisce il passaggio della proprietà dell’immobile “ex edificio Angelini” dall’Opera universitaria alla Regione. In base alla norma la Regione, oltre alla proprietà dell’immobile, acquisisce anche l’onere della manutenzione, sia ordinaria che straordinaria; viene istituito un Comitato consultivo regionale, con funzioni propositive, al fine di migliorare i servizi offerti. Ma tutte le prescrizioni contenute in quella legge sono state “sistematicamente e colpevolmente” ignorate e disattese dalla stessa Regione, sia perché l’ente non ha adottato alcuna misura di controllo e vigilanza sull’immobile acquisito in proprietà e sia perché non ha proceduto alle opere di manutenzione e di adeguamento della struttura come richiesto dal fatto che la destinazione era a residenziale studentesca.
DICEMBRE 1983. Nel processo è stato accertato che alla fine del 1983 la Regione delibera di eseguire – nel fabbricato ex Opera universitaria in via XX Settembre – le opere indicate nella relazione redatta alcuni mesi prima dall’Ufficio tecnico del settore patrimonio e demanio della giunta regionale. In quella relazione era scritto che “l'immobile in L’Aquila di notevoli dimensioni, destinato ad alloggio studenti con il relativo servizio mensa, necessita di un consistente intervento manutentorio”. Ma non risulta che ci sia stato un seguito.
PROGETTO DEL 1992. Arriviamo al 1992 cioè dieci anni dopo l’acquisizione dell’immobile. La Regione Abruzzo in quell’anno predispone finalmente un progetto di manutenzione ordinaria e straordinaria. Nella relazione tecnica risulta che “l’edificio della Casa dello studente e mensa universitaria in via XX Settembre, è stato edificato nei primi anni Settanta (del Novecento) con destinazione residenziale. Successivamente è stato trasformato all’uso attuale senza peraltro realizzare i dovuti adattamenti. Non solo, il fabbricato non è stato mai oggetto, dall’epoca di costruzione, di un intervento organico di manutenzione ordinaria e straordinaria». È la certificazione che in 10 anni – da quando la Regione lo aveva preso in carico – nulla era stato fatto. Ma nonostante la predisposizione di quel progetto gli interventi rimarranno solo nelle carte progettuali e non hanno trovato effettiva esecuzione.
DICEMBRE 1994. Il 6 dicembre 1994 viene promulgata la legge 91 che disciplina gli interventi volti a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale per la concreta realizzazione del diritto agli studi universitari. In base a questa norma viene istituita l’Adsu (azienda per il diritto allo studio), organismo di gestione con personalità giuridica di diritto pubblico che va a sostituire il precedente Ufficio per il diritto agli studi universitari, sul cui operato viene esercitato il controllo della Regione. La norma stabilisce che la proprietà degli immobili resta alla Regione Abruzzo, anche se concessi in comodato gratuito all’Adsu. La Regione inoltre conserva il compito di controllo e vigilanza sull’operato dell’Adsu. (continua)
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