«La ricostruzione sta rallentando»

26 Gennaio 2018

Barattelli: i contributi in graduatoria sono passati da 800 a 300 milioni. E nel settore pubblico altri 600 sono fermi

L'AQUILA. «La macchina della ricostruzione si è inceppata. Sono necessarie delle manovre correttive nella filiera per dare una sterzata e far ripartire i cantieri». Parole, quelle del presidente dell'Associazione costruttori della provincia dell'Aquila, Ettore Barattelli, suffragate dai numeri: i contributi pubblicati in graduatoria sono passati dagli 800 milioni del 2015 ai circa 300 milioni del 2017. All'Aquila, oggi, ci sono appena 600 cantieri aperti. Secondo i dati diffusi dalla Cassa edile, la massa salari è scesa dai 90 milioni del 2016 agli 81 milioni dello scorso anno, con un calo degli occupati che sfiora le 800 unità. Un'equazione secca: meno soldi, meno lavoro in quella che, per antonomasia, è diventata la città della ricostruzione. E se le ristrutturazioni private vanno a rilento, la ricostruzione pubblica è al palo, con 600 milioni di euro disponibili, rimasti nel cassetto.
SITUAZIONE ALLARMANTE. «Occorre una forte inversione di tendenza», dice Barattelli, preoccupato per l'andamento della ricostruzione. «Partiamo dai dati», evidenzia tirando fuori tabelle e grafici, «il report presentato dalla Cassa edile alla fine dello scorso anno ha evidenziato un calo degli occupati quantificabile tra i 500 e gli 800, che si lega al calcolo della massa salari, diminuita di circa 9 milioni nell'ultimo anno. Anche i contributi pubblicati in elenco, non tutti erogati, si sono più che dimezzati sfiorando il 300 milioni di euro contro gli 800 milioni del 2015, cifra quest'ultima che corrisponde al tiraggio calcolato dal governo per la ricostruzione».
MANOVRE CORRETTIVE. L'Ance è seduta al tavolo di concertazione, insieme agli altri attori della filiera della ricostruzione. Allo studio ci sono manovre correttive «che servono a rimettere in moto una macchina che va a singhiozzo. Stanno partendo meno cantieri», fa notare Barattelli, «inoltre, i grandi aggregati, numericamente, non sono più quelli di qualche anno fa, ma il calo è troppo netto per essere giustificato solo dall'importo complessivo, commensurato a un maggior numero di pratiche da vagliare e approvare».
PIÙ SINERGIA. «L'Ance sta monitorando da vicino la situazione, insieme al Comune e ai responsabili degli Uffici della ricostruzione», afferma Barattelli, «serve una forte sinergia per adottare i necessari provvedimenti finalizzati a velocizzare le pratiche e far partire il maggior numero di opere. Un esempio è la decisione del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, di creare una sorta di corsia preferenziale per le pratiche al di sotto del milione di euro. Un dato è certo: la ricostruzione non può essere frenata, in un momento in cui le frazioni sono ancora indietro e il centro storico fa registrare meno interventi».
OPERE PUBBLICHE FERME. Tutto fermo, o quasi. Pochissimi cantieri aperti, interi aggregati rimasti al 6 aprile 2009. Imbragati come allora, anche se si trovano in pieno centro storico. Il vero dramma aquilano è la ricostruzione pubblica «che rischia di creare dei buchi enormi», dice il presidente dell'Ance, «in mezzo a quartieri che stanno rinascendo. Ci sono circa 600 milioni di euro in cassa per le opere pubbliche, ma in questo comparto il ritmo di spesa risulta ancora più lento. Come velocizzarlo? Ne stiamo discutendo da tempo con il governo. Bisogna mettere mano alla normativa vigente, ma non è facile».
POLIZZA OBBLIGATORIA. Quanto all'idea del Comune di introdurre una polizza obbligatoria, a carico delle ditte che lavorano alla ricostruzione, per garantire il pagamento di fornitori e subappaltatori, Barattelli commenta: «Rileviamo fenomeni di malcostume che necessitano di contromisure e vanno monitorati. Le ditte che incassano i soldi della ricostruzione non si possono esimere dal saldare fornitori e subappaltatori, anche se esistono già altre polizze, come la postuma decennale e quella sul deposito del 10% dell'importo dei lavori. Basterebbe inserire anche quella sul pagamento dei subappaltatori».
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