La scuola in coro: Mattarella è riuscito a ridarci la speranza

Presidi e insegnanti: «Iniezione di fiducia da parte del capo dello Stato e del ministro Fioramonti» Ma Ester Cataldi, studentessa del Bafile, è critica: a noi giovani non basta solo l’attenzione mediatica
L’AQUILA. Un’iniezione di fiducia. La visita all’Aquila del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha, se non altro, riacceso la speranza del mondo della scuola – dai professori ai dirigenti scolastici fino agli studenti – sfibrato da anni di impegni disattesi e promesse andate a vuoto. Le parole pronunciate dal capo dello Stato e dal ministro sono sembrate molto più delle consuete dichiarazioni di rito.
Anche se, soprattutto da parte dei ragazzi, c’è la volontà di continuare a vigilare e a esercitare un ruolo critico verso le istituzioni, affinché alle parole seguano i fatti.
«Sia le dichiarazioni del ministro che quelle del presidente della Repubblica hanno portato un po’ di ottimismo, soprattutto sulla possibilità che si riesca a lavorare in un clima di concertazione più efficace», afferma Serenella Ottaviano, dirigente dell’Istituto Cotugno. «Bene ha fatto il ministro Fioramonti a richiamare le parole di Calamandrei, sulla scuola come luogo in cui si diventa cittadini. Noi siamo costruttori di società. Considero molto importante anche il riconoscimento fatto al tanto lavoro svolto finora da noi dirigenti, dagli insegnanti, da tutto il personale e anche dagli studenti. Non ho sentito solo dichiarazioni di intenti. È stata una visita rinfrancante, che ci ha fatto sentire meno soli».
Mario Centi è il vicepreside del Da Vinci-Colecchi: «Spero vengano recepite subito le dichiarazioni del ministro Fioramonti. Bisogna spendere i 43 milioni di euro già stanziati». Il caso del Colecchi, dice Centi, è emblematico del cattivo funzionamento di tutta quanta la macchina burocratico-amministrativa che sovrintende la ricostruzione delle scuole: «Pur avendo da due anni 7,5 milioni a disposizione per il rifacimento del vecchio edificio, i lavori non sono ancora partiti e continuiamo a stare nei Musp».
Silvia Frezza, insegnante del Circolo didattico Rodari, ha partecipato, in qualità di rappresentante del comitato Oltre il Musp, all’incontro privato con Mattarella alla “Mariele Ventre”: «Il presidente ci ha ascoltato con attenzione. Ci ha riempito di orgoglio sentire il capo dello Stato lodare il lavoro svolto dalla scuola dopo il terremoto. La scuola, all’Aquila, è stata davvero un collante sociale. Le famiglie sono rimaste perché la scuola, nonostante tutto, ha retto».
«Sicuramente è una visita che ci ha ridato speranza e che ha posto di nuovo l’attenzione mediatica sull’Aquila», osserva Antonia Melaragni, rappresentante di istituto del Cotugno. «Tuttavia, non possiamo non dirci, al tempo stesso, anche amareggiati, perché alla mancata ricostruzione delle scuole si accompagna anche l’esodo dei giovani, la progressiva diminuzione di politiche sociali e di investimenti in servizi territoriali. Rispetto a tutto questo, deve esserci una presa di coscienza e di responsabilità da parte delle istituzioni».
«Penso che la speranza sia l’ultima a morire e che è bello ricevere segnali positivi e di rilancio dal governo», dice Ester Cataldi, studentessa del Liceo scientifico Bafile, «penso anche, però, che non sia possibile dover aspettare il decennale del terremoto per ricevere le giuste attenzioni e le promesse di ricostruzione. Le uniche due scuole ricostruite in dieci anni sono scuole private. Le restanti hanno indici di sicurezza al di sotto della norma. Noi giovani abbiamo bisogno di più della sola attenzione mediatica».
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