La sfida di bar e ristoranti: «Noi in trincea, ma è dura»

18 Novembre 2020

Ad Avezzano e nella Marsica poche attività fanno servizi a domicilio o da asporto: «Gli affari sono crollati vertiginosamente, con la zona rossa sarà anche peggio» 

AVEZZANO. Di serrande dei negozi abbassate se ne contano a decine, che fanno un brutto effetto insieme alle strade vuote. Questo già ieri mattina e nei giorni precedenti, già prima dell’arrivo della zona rossa, ufficialmente in vigore da oggi. Eppure c’è chi ha la forza di resistere. Consapevoli di «stare in trincea» ma con «la voglia di provare a tirare avanti» un altro giorno, a emettere qualche scontrino e ad accantonare qualche euro almeno per pagare bollette e affitti. Ma non è facile.
In via Corradini e nelle adiacenti via Garibaldi e corso della Libertà anche prendere un caffè è diventato proibitivo. Molti bar hanno chiuso, alcuni ne stanno approfittando per ristrutturare e altri aprono solo nel fine settimana.
Vittoriano Zaurrini del Garibaldi caffè è uno dei pochi a restare aperto per il servizio da asporto o a domicilio. «La richiesta è minima perché gira veramente poca gente», racconta, «anche nel primo giorno di zona rossa provo ad aprire, ma credo che ci sarà il crollo totale. Essendo chiusi tutti i negozi, temo sia inevitabile fermarsi. Sono mesi che abbiamo difficoltà, che lavoriamo al 30% e tiriamo avanti a fatica. In questa settimana abbiamo lavorato quasi per niente: è più la spesa che l’impresa, come si dice, ma l’ho fatto soprattutto per i clienti».
Stesso copione anche in piazza Risorgimento.
«Qui non c’è più nessuno in giro, tra decreti e brutto tempo è veramente dura», commenta Stefano Mosca della pizzeria Corrado, «siamo aperti mattina e pomeriggio ma da quando non possiamo tenere i tavoli fuori la situazione è precipitata. Il lavoro è crollato del 50% e penso che con la zona rossa andrà ancora peggio».
Non va meglio nel resto della Marsica. Colazioni, aperitivi e cene da asporto stanno diventando consuetudine. «Stiamo andando avanti solo con asporto e consegna a domicilio già dall’ultimo Dpcm», spiega Mattia Ravioli di Civico due a Tagliacozzo, «le richieste sono pochissime, ci arrivano telefonicamente e provvediamo noi alla consegna. Ma rispetto a novembre dello scorso anno stiamo lavorando il 70% in meno, senza contare poi che con il nostro codice Ateco non possiamo neanche usufruire dei fondi a disposizione».
Ha cercato di reinventarsi anche Marco Angelucci dell’Art caffè di Luco dei Marsi, con cornetti e cappuccini da portare via. Ma anche qui il lavoro è crollato.
«Stiamo proponendo colazioni da asporto, gastronomia e aperitivi», afferma, «ci siamo attrezzati con contenitori appositi, ma la spesa è tanta e spesso le persone hanno paura perché per venire a ritirare una colazione, un pranzo o magari un aperitivo rischiano di essere fermati per i controlli e magari anche multati. Il lavoro così non va avanti, ma come dovremmo fare noi? A questo punto sarebbe stato meglio chiudere totalmente. Vediamo con la zona rossa come andrà, non ci aspettiamo nulla di buono».
Gaetano Di Cicco del Locale 67 a Celano si è attrezzato come meglio ha potuto.
«Ho deciso di aprire solo venerdì, sabato e domenica», puntualizza, «perché durante la settimana il lavoro è veramente poco e sarebbe stata una remissione. All’inizio abbiamo provato a fare asporto e consegne a domicilio, ma poi, dal momento che il personale è diminuito, non ce la facevamo e così i nostri clienti ordinano e vengono a ritirare. Per invogliarli abbiamo creato anche dei pacchetti particolari. Un panino, una bibita lo facciamo acquistare e il dolce lo regaliamo noi per rendere questo periodo meno amaro. Non è facile perché le spese sono tante e stiamo lavorando nettamente di meno rispetto agli stessi mesi dello scorso anno, però cerchiamo di fare almeno quel poco che possiamo e i nostri affezionati clienti non ci stanno abbandonando».
©RIPRODUZIONE RISERVATA