La sopravvissuta racconta: «S’è aperto il pavimento»

16 Febbraio 2019

Sconvolta la 77enne che si trovava in cucina. I vicini: «Pensavamo a una bomba» Un soccorritore: «Ci siamo messi a scavare a mani nude, temevamo altri crolli»

AVEZZANO. «Ho sentito lo scoppio, poi ho visto il vuoto davanti a me perché il pavimento s’è aperto, non c’era più. Ora è la fine, come faremo, dove andremo?». Sono le parole di Ida Santucci, 77 anni, ancora sotto choc subito dopo aver visto davanti agli occhi la sua abitazione crollare, mentre si trovava in cucina. Il pavimento della camera da letto è andato giù improvvisamente, subito dopo l’esplosione. È salva per miracolo altrimenti sarebbe finita tra le macerie, insieme a suo figlio Roberto, che si trovava al piano terra, dove è avvenuta l’esplosione che ha distrutto il solaio e le pareti esterne. Subito dopo la deflagrazione è riuscita a raggiungere l’uscita ed è stata accompagnata nella casa di alcuni vicini in stato confusionario e in preda ad attacchi di panico. È stata soccorsa dai sanitari e sottoposta a terapia calmante.
L’esplosione dell’abitazione ha interessato anche le abitazioni adiacenti, alcune delle quali hanno subito dei danni. Sono stati momenti di terrore anche per i vicini di casa, come per gli anziani coniugi Elvira Morgante e Antonio Ricci che si sono ritrovati le finestre distrutte dall’onda d’urto. «Stavo pulendo la stufa, quando abbiamo sentito un boato impressionante», racconta la donna, «e subito dopo si è alzata una nuvola di polvere. Nell’immediatezza abbiamo pensato allo scoppio di un petardo e non che fosse accaduta una cosa così grave. È stato talmente scioccante che non ci siamo subito resi conto che mezza casa dei nostri vicini non c’era più». Tutto è avvenuto in pochi secondi, poi la fuga all'esterno. «Sono scappata nell’altra stanza», spiega ancora la vicina, «ho visto tutti i vetri distrutti, le finestre aperte. L’esplosione è stata talmente forte che ha addirittura spiegato la recinzione della mia abitazione. Io e mio marito abbiamo dovuto riprendere anche il nostro pappagallino che era fuggito dalla gabbia distrutta. Quello che ci chiediamo ora», conclude l’inquilina, «è che cosa faremo e chi pagherà i danni. Anche se possiamo ritenerci fortunati, visto che poteva accadere una tragedia».
«Ho subito pensato a un petardo molto potente, a qualcosa di più grande di una bomba carta», racconta uno dei primi soccorritori che abita a un centinaio di metri dal luogo dell’accaduto, «ma dopo qualche secondo, il tempo di riprendermi dallo spavento, ho realizzato che poteva essere stato altro. Sono sceso per strada e ho visto del fumo alzarsi da una traversa di via San Francesco, a pochi passi da casa, e così sono corso in quella direzione. La prima scena che mi si è presentata davanti è stata una casa sventrata, si vedeva l’arredamento interno. Le pareti erano crollate e la gente urlava. Ho capito che qualcosa di grave era accaduto anche agli inquilini e sono andato a scavare a mani nude insieme ad altre persone. Per quanto siano stati rapidi i soccorsi, il tempo che è trascorso prima del loro arrivo è sembrato un’eternità».
Durante l’intervento dei primi volontari il timore era quello di ulteriori esplosioni visto che si sentiva ancora l’odore del gas.
«Avevo paura di nuovi possibili crolli ed è stato terribile perché se da un lato c’era il desiderio di allontanarmi, dall’altro prevaleva quello di aiutare chi era sotto le macerie», prosegue l’uomo.
Altre testimonianze sono arrivate anche da diversi punti della città, anche distanti. Dalla centralissima piazza Risorgimento si è sentito il boato, ma anche da alcune abitazioni di via XX settembre e, addirittura, da Paterno.
«Le pareti di casa hanno tremato, mai sentito nulla di simile», racconta una ragazza residente nei pressi dello stadio dei Marsi, «ho pensato che le finestre potessero esplodermi in faccia ma non credevo che fosse saltata in aria una casa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA