La statua a Vito Taccone sarà restaurata al Liceo

Il Comune si affida al Bellisario. Amatilli: sarà riportata all’antico splendore Ma l’artista Morelli non ci sta: sono l’autore e mi escludono, colpa del sindaco
AVEZZANO. Continua a far discutere la statua del Camoscio d’Abruzzo. Prima la polemica su dove installarla, poi il furto, il ritrovamento e infine il restauro.
Chissà come commenterebbe lo sportivo avezzanese, Vito Taccone (morto nel 2007) che portò il nome della Marsica nel panorama internazionale del ciclismo, le vicissitudini in cui si è imbattuta l’opera nata per onorare la sua memoria. Dopo mesi di tira e molla tra l’amministrazione comunale, l’artista Bruno Morelli che ha realizzato l’opera e il Liceo artistico di Avezzano, arriva l’ufficialità della presa in carico della statua da parte degli studenti del Bellisario. «La dirigente Rossella Rodorigo» commenta l’assessore alla Cultura, Fabrizio Amatilli, «ci ha assicurato che la statua sarà portata al vecchio splendore. In modo da onorare Taccone e quello che ancora rappresenta per la Marsica. Morelli non sarà escluso, potrebbe avere la supervisione del progetto». La statua di Taccone fu installata al valico del Monte Salviano il 18 ottobre del 2012. A giugno del 2014, fu rubata e dopo due giorni fu ritrovata e riconsegnata all’amministrazione comunale dagli agenti del commissariato di Avezzano. Per mesi e mesi, però, l’opera è rimasta in uno scantinato del Comune. A primavera dello scorso anno è partita la “trattativa” con il Liceo Bellisario. Con il furto, l’opera d’arte, realizzata in bronzo e del peso di circa 200 chili, rimase danneggiata. Il Comune chiese a Morelli un preventivo per la sistemazione. Ma a quanto pare il Comune non ha la disponibilità dei 15mila chiesti e così ha “escogitato” la soluzione del restauro da parte del Liceo. Con la spesa per l’acquisto dei materiali, la manodopera sarebbe gratuita. Non l’ha presa bene il professore Morelli che minaccia denunce. «Al Comune ho venduto l’opera» dice l’artista, «e non i diritti d’autore. Esistono delle leggi che disciplinano il lavoro degli artisti e che non possono essere ignorate in questo modo».
«Considero questa scelta», incalza Morelli, «una questione personale tra me e il sindaco Gianni Di Pangrazio, che si è risentito nei miei confronti, già quando raccontai il perché avrei preferito l’installazione in un altro posto. Alla presentazione in teatro mi disse che non avrebbe più collaborato con me e non mi avrebbe più fatto lavorare. Così è stato». «L’opera in alcune parti è da ricostruire e dietro di me c’è tutta un’èquipe che lavora» conclude, «quando l’artista è vivo ed è proponente di un progetto non può essere scavalcato. Se l’opera non tornerà come prima mi riservo di presentare una denuncia all’autorità competente». Pino Marino, direttore artistico della Brigata Prenense, il gruppo sportivo di ciclisti che a ottobre scorso arrivò sul Salviano per lasciare metaforicamente il presidente sul travertino, fin quando non fosse tornato Taccone, commenta: «L’opera esposta è un bene comune, è giusto difenderne la paternità ma non è giusto metterci sopra le proprie necessità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

