La statua di Falcone e Borsellino: un sorriso per i giovani aquilani

15 Dicembre 2022

Inaugurato al Castello il monumento che riproduce i volti dei magistrati simbolo della lotta alla mafia Incontro con le scuole, D’Avolio: «Né santi né eroi, ma un esempio di onestà e coraggio da seguire»

L’AQUILA. «La risposta giudiziaria da sola non basta: per sconfiggere la mafia la prima cosa è la crescita culturale»: sono alcune della parole pronunciate ieri da Roberta D’Avolio, presidente della sezione abruzzese dell’Associazione nazionale magistrati, intervenuta alla cerimonia per l’installazione, nel parco del Castello, della stele dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un’installazione provvisoria, come avviene da tempo, in molte località italiane, promossa dal Premio nazionale Paolo Borsellino che lavora tutto l’anno con gli studenti della Penisola, per promuovere i valori incarnati dai due magistrati simbolo della lotta alla mafia e vittime della mafia.
La cerimonia che ha portato nel capoluogo il monumento, tra l’altro realizzato da studenti abruzzesi (di Castelli) su pietra abruzzese (quella della Majella), è stata preceduta da un incontro all’interno dell’Auditorium del Parco, dove D’Avolio ha parlato a un gruppo di studenti aquilani insieme al procuratore del tribunale dei minori David Mancini, il sindaco Pierluigi Biondi e il generale dei carabinieri Angiolo Pellegrini, già in servizio all’Antimafia di Palermo e stretto collaboratore di Falcone.
D’Avolio, di fronte ai ragazzi, ha voluto esaltare le figure dei due magistrati uccisi dalla mafie nel ’92 additandoli come due esempi concreti da seguire: «Non è il caso di ricamare santini né di collocarli fuori dalla sfera umana», ha sottolineato, «loro riderebbero di questo, perché non erano né santi né eroi, ma un esempio di dedizione, dovere, onestà, tensione morale, libertà. Perché senza legalità non c’è vera libertà».
Mancini, anch’egli magistrato, ha ringraziato il Comune che, sostenendo questa iniziativa, dà la possibilità di «passeggiare e vedere una stele, un’immagine che è entrata nella quotidianità, e che riporta inevitabilmente il pensiero a valori pulsanti, attuali e vivi».
Biondi ha ricordato i giorni di quelle stragi di mafia come una sorta di spartiacque per la sua generazione, in un’«Italia che si stava scrollando di dosso gli anni di piombo, in quegli anni ’80 in cui si viveva con la leggerezza di una nazione che aveva passato i momenti più duri». Poi quell’«inizio anni ’90 deflagrante, che ci ricordo che da decenni esisteva una criminalità organizzata, un anti-Stato che guadagnava con attività illecite e che ammazzava». Le morti di Falcone e Borsellino non segnarono solo «la maturazione anagrafica», ma permisero anche di «riconoscere un senso profondo dello Stato e del dovere». Il sindaco ha poi dedicato un pensiero particolare alla donne impegnate nei corpi di polizia, che facevano «un mestiere che non sembrava tarato per loro, ma nel quale invece hanno fatto grandi esempi».
Infine la cerimonia all’esterna, sotto la pioggia: «In questa giornata grigia ci illuminerà il sorriso di Falcone e Borsellino», ha rimarcato D’Avolio ispirandosi al clima tutt’altro che clemente. La stele itinerante scoperta nel Parco rientra nel progetto di sensibilizzazione sui temi della lotta alla mafia e nelle attività legate al Premio nazionale Borsellino.
«Una pietra non può essere distrutta da nessuna avversità, quindi può essere il simbolo dell’esempio di chi ha combattuto la mafia», ha spiegato il generale Pellegrini, braccio destro di Falcone nelle indagini di mafia condotte dai carabinieri, tra le altre cose inviato più volte in Brasile a raccogliere le rivelazioni di Tommaso Buscetta . «Il titolo dell’opera è un lascito di Falcone: il suo sorriso, che è un modo di vivere», ha ribadito il generale, «il sorrido vuol dire essere preparati, dalla parte del giusto, non aver paura. Il sorriso significa che sfidiamo le avversità. È questo il messaggio che ormai da sette anni lascio ai ragazzi in giro per l’Italia. Dico loro: cercate di imitare questi uomini, i quali, seppur avversati da tante persone e avvenimenti», ha concluso il generale dei carabinieri, «non hanno mai smesso di lottare per i loro valori e la lotta alla mafia».
«Siamo orgogliosi di questa iniziativa», ha dichiarato Francesca Martinelli dell’organizzazione del Premio nazionale Paolo Borsellino che “fa girare” la stele, «il monumento è stato realizzato da studenti abruzzesi, scolpendo sulla pietra la grande eredità dell’immagine dei valori portati dai due magistrati. Idee importanti che continuano a camminare sulle gambe di questi studenti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA