La stele della Jenca alla Fondazione Falcone

9 Agosto 2017

Consegnato il premio in memoria delle vittime della mafia. Piantato un albero simbolo della legalità

L’AQUILA. Domenica scorsa dopo la messa celebrata dall’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, si è tenuta la cerimonia della consegna del premio internazionale “La Stele della Jenca”, giunto quest’anno alla sedicesima edizione.
Il premio consiste in una riproduzione in bronzo della stele dello scultore Antonio Quaranta eretta in ricordo delle visite fatte da papa Karol Wojtyla alla chiesetta di San Pietro. «A ricordo di queste visite», scrive la professoressa Emanuela Medoro, presente all’evento, «cito l’articolo di Repubblica, del 31 dicembre 1995, che racconta: “Karol Wojtyla trascorre un pomeriggio intero sul Gran Sasso tra i monti d’Abruzzo, in un eremo, accompagnato da pochi intimi e protetto da un imponente apparato di agenti”».
«La crescita di questo luogo», prosegue, «dove la natura della montagna rocciosa e solitaria è arricchita da profondi e condivisi valori religiosi e spirituali, è portata avanti dall’Associazione “San Pietro alla Ienca”, presieduta da Pasquale Corriere, che con tenacia e lungimiranza si adopera per creare molteplici attività. La consegna di questo riconoscimento iniziò nel 2001, quando fu premiato Luigi Accattoli, vaticanista del Corriere della Sera. Successivamente il premio ha riconosciuto meriti di persone singole o di gruppi impegnati sia in campo religioso che nel sociale. Sono stati premiati, tra gli altri, nel 2005 Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, la città di Assisi nel 2015, gli Alpinisti abruzzesi nel 2003, la Protezione civile della Sardegna nel 2009, e nel 2010 il Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Quest’anno il premio è andato alla Fondazione Falcone in ricordo dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutte le vittime di mafia, per la ricorrenza dei 25 anni delle stragi avvenute in Sicilia, che coinvolsero anche il personale delle scorte. I saluti della professoressa Maria Falcone sono stati letti dalla giovane avvocatessa aquilana Eleonora Paglia. Sul prato a fianco della chiesetta è stato messo a dimora un acero, “l’Albero di Falcone”, là vicino una targa apposta su una roccia spiega le motivazioni di questo gesto, simbolo di legalità, lotta alle mafie e alla malavita, solidarietà». «Tanta gente», conclude, «domenica 6 agosto alla Jenca e in zona Gran Sasso. Traffico denso, file di motociclette veloci e rombanti, auto parcheggiate su ambo i lati della strada e anche in seconda fila. Si parla di nuove strutture di accoglienza per turisti e visitatori. Ben vengano, ma si tenga presente che è difficilissimo conservare e tutelare la natura dei luoghi insieme a nuove e invadenti colate di tonnellate di cemento». (g.g.)
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