La storia della donna morta due volte in Abruzzo

Si salvò dal terremoto del gennaio 1915, ma per lo Stato era morta sotto le macerie a Canistro. La scoperta fatta dal figlio
CANISTRO. Una donna che muore due volte, a distanza di 75 anni: nel 1915 e nel 1990. Una storia tipicamente pirandelliana quella che ha come protagonista Caterina Coco, di Canistro. A raccontarla è il figlio, il generale Mauro Rai. Caterina Coco nacque a Canistro il 25 novembre 1908. Aveva poco più di sei anni quando il 13 gennaio 1915 il terremoto sconvolse la Marsica. La bambina rimase sotto le macerie. Non dando segni di vita, la si credette morta. Pertanto nel primo elenco inviato dal sindaco pro tempore alla prefettura dell’Aquila e da questa al ministero dell’Interno, Coco figurava come “vittima non estratta”. Elenco che fu pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Dopo pochi giorni, miracolosamente, la piccola fu tirata fuori dalle macerie, ancora viva. Del ritrovamento la prefettura fu tenuta all’oscuro. Così ha continuato a far fede l’elenco in cui Coco risultava una “vittima”del terremoto.
Intanto gli anni passano e Caterina Coco diventa una bellissima ragazza. Un giorno conosce Antonio Rai. È amore a prima vista. I due si sposano nel 1930. Caterina ha 22 anni. Sarà un matrimonio felice, che aiuterà molto la donna a superare il trauma di essere rimasta sepolta per due giorni. La coppia avrà sette figli. «Mia moglie e mia figlia», rivela il generale Rai, «conservano ancora gelosamente l’abito da sposa chiffon di mia madre. A quei tempi andava molto di moda, perché indossato dalla principessa Maria José che, lo stesso anno, sposò Umberto di Savoia». Caterina Coco muore l’11 aprile 1990.
Qualche mese fa il figlio Mauro, nello scorrere i documenti che verranno pubblicati prossimamente in “Il terremoto del 13 gennaio 1915 nell’alta e media Valle del Liri”, a cura dell’associazione culturale “Il Liri”, di cui è presidente, ha avuto un sobbalzo. Per la Gazzetta ufficiale, sua madre era morta nel 1915.
Come è potuto accadere? Il generale Rai azzarda un’ipotesi: «È verosimile che successivamente all’invio del primo elenco delle vittime, anche a causa dell’immane tragedia che impegnava l’amministrazione comunale a prestare soccorso ai sopravvissuti, non fu fatta comunicazione di rettifica da parte del sindaco circa l’avvenuta estrazione dalle macerie di mia madre. Ho già segnalato il caso», prosegue, «al Comune di Canistro, al quale rimetterò anche una comunicazione ufficiale, affinché siano avviate le procedure, interessando anche prefettura e ministero dell’Interno, per la relativa rettifica sulla Gazzetta ufficiale».
Per il generale Rai, però, resta un mistero come mai sua madre, pur risultando morta, abbia potuto sposarsi, votare e percepire la pensione. «Non mi darò tregua», promette, «finché non sarò venuto a capo di questa storia».
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