La studiosa: torniamo al dialetto

3 Gennaio 2017

Tornimparte, convegno ad hoc. La Giammaria: è una forma linguistica identitaria

L’AQUILA. Il dialetto come collante della comunità aquilana sfaldata e disorientata dopo il terremoto del 6 aprile 2009, che ha distrutto non solo case e chiese, ma anche tutti i riferimenti identitari dell’Aquila e del suo contado. L’argomento sarà al centro del convegno che si terrà a Tornimparte venerdì 13, alle 10, nella scuola media di Palombaia. Tra i relatori, oltre ai docenti universitari Francesco Avolio e Liliana Biondi, anche la 39enne ricercatrice Teresa Giammaria, insegnante della scuola Mazzini ed esperta di dialetti della conca aquilana, autrice di articoli e ricerche sul dialetto; a breve vedrà la luce anche una sua nuova pubblicazione.

Dottoressa Giammaria, perché è importante continuare a studiare il dialetto?

«Il dialetto è una lingua viva, che cambia nel tempo e fa parte del patrimonio di una comunità. Proprio perché è un patrimonio volatile e immateriale dev’essere studiato, essendo più difficile da conservare rispetto, per fare un semplice esempio, a un reperto archeologico, o a un’opera d’arte o lettereria».

Quanto sono legati gli aquilani al loro dialetto?

«Gli aquilani hanno sempre parlato molto il dialetto. Da alcuni studi socio-linguisitici fatti anche prima del sisma è emerso un alto livello di dialettofonia, aumentato dopo il terremoto in modo esponenziale. Con la distruzione del patrimonio materiale a causa del sisma, il dialetto è stata l’unica parte superstite della cultura aquilana, tramite cui è stato possibile, per la comunità, continuare a dare forma alla propria identità. Ad esempio gli sfollati sulla costa si riconoscevano tramite il dialetto, che ha costituito un collante vero e proprio. Dopo il sisma la riscoperta del dialetto ha assunto dimensioni di massa, toccando anche ambiti del tutto nuovi: lo testimoniano, per esempio, le campagne pubblicitarie che una concessionaria automobilistica e una banca locale fecero in dialetto pochi mesi dopo il terremoto. Pensate che i giovani hanno inventato detti e rimodulato i giochi tradizionali sul dialetto, ad esempio il Monopoli con pedine aquilane». (m.g.)

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