«La tassa sui B&B ammazza il turismo»

31 Marzo 2017

Gestori in rivolta dopo l’introduzione della Tari da pagare in base ai posti letto: «Lavoriamo al massimo 120 giorni l’anno»

SULMONA. L’introduzione della tassa dei rifiuti sui Bed &Breakfast (B&B)scatena le critiche e le reazioni dei gestori delle strutture ricettive cittadine. La tassa, prevista in una delibera di giunta, a detta degli operatori va a gravare su un comparto turistico in sofferenza da Natale, fra maltempo e terremoto. I B&B, finora graziati dall’assenza di obbligo normativo per l’applicazione della Tari, dovranno pagare in base ai numeri di posti letto.

Molto critici i gestori delle strutture cittadine. «Così si ammazza il turismo», afferma Antonio Donatelli della “Grancia dei Celestini” su corso Ovidio, «non vedo una logica di impresa, ma solo la volontà di colpirci, magari sollecitati dagli albergatori, in una sorta di guerra fra poveri che nuocerà tutti. Già pago moltissimo risiedendo in una struttura di 400 metri quadri che era un ex convento, ora cosa vogliono di più? Invece di fornirci servizi e rendere più decoroso e appetibile il centro storico ci aumentano le tasse. È assurdo».

La gran parte delle critiche dei gestori dei B&B si concentra sul fatto che la tassa sui rifiuti sarà applicata per tutto l’anno. Come fa notare Mariadora Santacroce dell’omonimo “Guest house” di via degli Archibugi. «Da Natale le cose non stanno andando bene», spiega la giovane ristoratrice, «e qui non si lavora per tutto l’anno e le tasse che aumentano non aiutano un comparto in difficoltà e che dovrebbe essere facilitato perché veicola l’immagine della città. Pagare le tasse è giusto, ma dall’altra parte ci vuole una corresponsione di servizi adeguati e risposte celeri da parte del Comune».

Dello stesso avviso Oscar D’Andrea di “La dimora di corso Ovidio”, che però è meno critico dei colleghi. «È giusto pagare una tassa per un servizio», fa notare D’Andrea, «ma credo sia giusto prevedere riduzioni perché qui al massimo si lavora per 120 giorni l’anno».

Non ci sta, invece, Marta Carrozza del “Marchese del grillo” su via Corfinio.

«Gestisco la mia struttura da cinque anni e mezzo e non capisco davvero che rifiuti dobbiamo pagare per quel poco che i nostri clienti producono», interviene, «le nostre sono strutture di passaggio, dove in genere si resta per una notte, prima di andare nel sud Italia. Quando le cose vanno bene si raggiungono le tre notti, ma non abbiamo pranzi e cene, perciò quanto possiamo influire sui costi dei rifiuti? Poi bisogna sfatare il falso mito che per i B&B non ci sono tasse. Per chi lavora in regola, con ricevute e fatture, tutto va a finire nella dichiarazione dei redditi».

C’è anche chi fa notare che l’introduzione della tassa non è obbligatoria, ma voluta dal Comune.

«In questo modo non si aiutano le imprese», aggiunge Roberto Gentile del B&B “L’Abbazia” di Fonte d’Amore, «facciamo quello che possiamo e gestiamo tutto in famiglia, dunque non capiamo come si possa parlare di turismo e tassare chi prova a farlo, anche a vantaggio della città».

Ma sono sul piede di guerra anche i titolari degli alberghi cittadini, che tempo fa hanno incontrato l’assessore al Bilancio, Cristian La Civita, per sottoporgli il problema dell’elevata pressione fiscale.

«Abbiamo chiesto di prevedere riduzioni per noi ristoratori», ricorda Domenico Santacroce, presidente di una delle associazioni degli albergatori, «perché subiamo tasse comunali elevatissime».

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